Messina archivia l’esperienza di Renato Accorinti, il sindaco “descamisado” che aveva abituato lo città a provocazioni e dir poco originali.  A poco più di metà scrutinio è ormai certa l’uscita di scena di Accorinti, che non raggiunge nemmeno la quota che gli consentirebbe di inserirsi in un ballottaggio, ma si attesta intorno al 14 per cento delle preferenze, risultando dietro a tre avversari.

A contendersi la poltrona di primo cittadino sono il candidato di centrodestra Dino Bramanti in testa con oltre il 28 per cento, seguito da  Cateno De Luca (indipendente di centrodestra) e Antonio Saitta (centrosinistra) sono appena sotto al 20 per cento.

Accorinti, insegnate di educazione civica e pacifista, cinque anni fa era stato eletto a sorpresa al secondo turno dopo che al primo turno il candidato del Pd aveva mancato l’elezione per appena 59 voti. Fece subito parlare di sé presentandosi alla cerimonia del 4 novembre in ciabatte, con una polo e una bandiera arcobaleno al cospetto delle attonite autorità civili e militari (nella foto). Ma il suo nome fece il giro del mondo per avere urlato, durante il G7 a Taormina, “no war” davanti al presidente degli Usa, Donald Trump. I messinesi però hanno mostrato di non aver gradito.