“Se c’è una cosa che non sopporto nel giornalismo e negli scrittori è l’approssimazione”. Così disse, giustamente, una delle grandi firme delle pagine culturali del quotidiano di riferimento della sinistra chic nel corso di una presentazione di iniziative e-book al Salone del libro. Brava.
Così brava da rivolgersi ad uno dei relatori, esperto di questioni francesi, partendo dal presupposto che la Francia abbia la metà degli abitanti dell’Italia. Meno male che era contro l’approssimazione. La Francia ha pochi milioni di abitanti in più dell’Italia, ma la giornalista radical chic (vista la crassa ignoranza sulle questioni transalpine non si può definirla gauche caviar) lo ignora e prosegue con la sua spocchia ed arroganza. Prima se la prende con i vertici del Salone che hanno disertato la sua performance – ed uno dei relatori le fa notare che l’editoria digitale rappresenta meno del 2% del giro d’affari del settore – poi confonde “tu” con “te”, tanto per ribadire il proprio spessore culturale. Ma il sistema culturale italiano è tutto dalla sua parte.
Sono personaggi di questo livello che dominano la scena perché, intorno a loro, è stata costruita una impalcatura fatta di recensioni, presentazioni incrociate, premi scambiati tra amici e compagni, assunzioni, nomine in posti eccellenti. Il vuoto cosmico trasformato in cultura italiana, in gestione del patrimonio culturale, in occupazione stabile di posti di potere. Lasciando, agli altri, le briciole. Ma solo per sembrare aperti, pluralisti, tolleranti, democratici. Se no, si mangerebbero anche le briciole.
E invece, tra una briciola e l’altra, si trova anche da sfamarsi con gusto, con qualità. L’intervento di Franco Cardini, alla presentazione di due volumi dedicati da Bietti a Cioran ed Eliade, è stata una lezione di altissimo livello sulla storia della Romania e sul senso e gli errori dell’Europa. E non è stato da meno De Turris nel presentare la sua rivista Antares.
Così come Buttafuoco e Veneziani, in due diversi incontri sulle destre, hanno dimostrato che esiste una cultura diversa rispetto a quella ufficiale (Buttafuoco: “l’ultimo disastro di Alemanno? Aver lasciato Roma ad un sindaco peggiore di lui”). E che meriterebbe qualche spazio in più rispetto al nulla garantito da Rai, Mediaset, La 7, dagli assessori della stessa area, dai ministri che, in era Berlu, si sono succeduti ad occupare abusivamente poltrone inadatte a loro. Impossibile fare altrimenti? E’ la solita, inaccettabile, scusa di chi vuol nascondere la propria pochezza. L’editrice Thule ha pubblicato, in italiano, i diari di Goebbels “Dal Kaiserhof alla Cancelleria del Reich” dedicati alla conquista del potere, attraverso le elezioni, nonostante la censura dei giornali, nonostante il controllo dell’informazione da parte degli avversari, nonostante proibizioni e boicottaggi. Ma lo stesso vale per ogni Paese, per ogni ideologia di opposizione. Lavorare, investire denaro nell’informazione e nella comunicazione, far conoscere le proprie idee, qualora se ne abbiano.
Invece i vigliacchi son quelli che, da posizioni di potere, non han mai fatto nulla per tutelare la diversità culturale ed ora sono pronti a regalare anche l’Acqui Storia – unico premio storico letterario rimasto pluralista – all’omogeneità di chi combatte l’approssimazione in nome del politicamente corretto e dell’ignoranza assoluta.