Forza Italia. Va bene così. L’Italia di Conte Tavecchio sembra aver rianimato il sentimento sportivo di un popolo che si era visto scippare anche la madre di tutte le passioni congenite. La Nazionale. Due figuracce in altrettante edizioni della Coppa del mondo sono state decisive per allontanare le famiglie dagli azzurri. Adesso, con Conte Tavecchio, si recupera anche la voglia di andare a vederla allo stadio.

Milano, domenica sera, docet. Ma non basta. Perché quello italiano è ancora un pallone gonfiato. Bisogna ridimensionare i valori fuori dal campo. Anche la Nazionale lo ha dimostrato. Come se non bastassero le magre figure delle squadre italiane impegnate in campo europeo. Anche l’Italia di Conte Tavecchio non ha i pezzi da novanta minuti pagati a peso d’oro.

Ecco il punto. Tavecchio deve realizzare la riforma delle riforme. Ridimensionare il giro di milioni che ingiustificatamente sta mortificando il calcio in Italia. Sgonfiare il pallone. Per gonfiare il portafoglio delle società italiane che giocano al calcio. Quindi, rianimare una delle industrie più produttive del paese per il bene di tutti. Altrimenti, si finirà a fornire nei tribunali fiscali le stesse prestazioni del campo.

Già quest’anno, la Lega pro ha unificato i campionati. Cioè, non esistono più le vecchie C1 e C2, ma un’unica C, se così si può chiamare. Questo, ha evitato campionati farsa, perché sono in molte le società, anche di città importanti, che non riescono a sostenere il costo di un campionato seppur semi professionista. Si gioca, così, un campionato per tutti quelli che se lo possono permettere. Ma non basta. Se non si abbassano i costi che le società devono affrontare, sarà lo stesso difficile mantenere le attuali divisioni – serie A, B, Pro e dilettanti – del sistema calcio italiano. Non si giustificano i prezzi di molti giocatori. L’impressione è che in Italia circolino molti giocatori strapagati. Ingrossano le folte rose di squadre che finiscono per indebitarsi e non ottengono risultati.

A Milano, per esempio, si è sfiorata la tragedia e non è detto che il pericolo fallimento delle più titolate società di calcio sia scampato. La gestione sbarazzina del Moratti sta ancora pesando nelle scelte della società a lui sopravvissuta. E se Milano piange, non c’è da stare allegri altrove. Al di là di qualche eccezione, la regola resta quella di gestire le squadre come fossero carrozzoni para statali. All’italiana, insomma. Senza alcuna produttività e utilità per la società, in senso lato, giacché i risultati non arrivano. Quelle – in senso stretto – delle società sportive.

E il confronto con le altre realtà nazionali del calcio, sia europee sia mondiali, è impietoso. Quindi. Ridurre i costi e dare i soldi a chi lo merita è un imperativo. Investire sui vivai delle società di calcio è un dovere. Non solo morale. Chi segue i vivai? Quanta importanza è data ai vivai? Sono, i vivai delle società di calcio, il bacino privilegiato del calcio in Italia?

Tavecchio faccia la riforma delle riforme. Imponga alle società di calcio, anche nella massima serie, l’esistenza di un collegamento con i giovani calciatori. Evitando l’intercessione deleteria dei procuratori di calcio. Si eviterà di fare dei giovani merce di scambio con le società minori, in nome del plus valore monetario. Non il mercantilismo. Ma il canale privilegiato per rinforzare e rinnovare le proprie squadre. Migliorando così le scuole di calcio – esistono ancora? – necessarie per fornire i calciatori. Si rimetterebbe in moto il meccanismo della concorrenza, che ridimensionerebbe anche la voglia di molti presidenti di società di guardare con ingiustificata esterofilia in altri campionati. Non si vedrebbero più le tante squadre, dei tempi attuali, imbottite d’improbabili calciatori.

Tavecchio costringa i dirigenti delle società calcistiche italiane a impegnarsi per educare i ragazzi, fin da piccoli, ad amare il calcio per quello che è. Un dono di natura, se sai giocarci. E a crescerli nello spirito di sacrificio che culmina nella fortuna di esercitare una delle professioni più belle che c’è. Il calciatore. Consapevoli di una fortuna che li mantiene uomini. E non ingiustificate figurine mangia soldi.