Pensate sia possibile far festeggiare ai Cristiani il Natale ad Agosto? Pensate sia possibile far festeggiare ai Mussulmani il Ramadan il settimo mese del loro calendario? Impossibile. Si tratterebbe di immoralità e prepotenza. Caratteri tipici dell’atteggiamento mafioso.

Lo stesso che ispira i vertici della Fifa nell’imporre un Campionato del mondo di calcio nei mesi di novembre e dicembre. Non è semplicemente curiosa la coincidenza temporale dell’inizio dell’indagine della magistratura nei confronti di Blatter, il capo della Fifa, e l’annuncio delle date dei Mondiali di calcio del 2022 in Qatar. Una tale simultaneità di avvenimenti è benedetta dal Cielo. Perché è la condanna della storia di un personaggio come Blatter, anche se coinvolto in quella che sembra più una telenovela brasiliana che un’indagine per corruzione. Blatter è un mafioso ancor prima della sentenza della magistratura ordinaria.

Mi sorprende che molti dei tifosi nelle curve di tutta Europa si siano limitati a giudicare mafiosa solo la Uefa. Indossano, infatti, – ho visto farlo agli ultras tedeschi, francesi, svizzeri, spagnoli, svedesi – una maglia con il logo del massimo organismo che sovrintende le questioni del calcio europeo e la scritta Uefa mafia. Troppo poco. Fifa mafia. Immorale e prepotente proprio come la mafia tanto da calpestare i dogmi della religione laica più diffusa al mondo.

Far disputare i Mondiali nei mesi- novembre e dicembre – quando notoriamente decollano i campionati nazionali di calcio ed evitare che si possano giocare nei mesi – giungo e luglio – quando il popolo ha fame di calcio – perché sono finiti i campionati nazionali – non significa semplicemente non capire di calcio. Ma fregarsene del popolo. Accontentare una minoranza di potenti e ricchi signori che pensano di strumentalizzare la passione del popolo. Quello che comincia ad aprire gli occhi. A capire cosa sta accadendo.

Coi Mondiali in Qatar calerà definitivamente il sipario su questa che sta diventando sempre più la rappresentazione di uno spettacolo seguito da una minoranza. Il popolo sarà da un’altra parte. A continuare a sognare e respirare il calcio che conta. Quello dei campetti di periferia o, per non affondare nella retorica, dei campi di squadre che vivono favole come la Giana Erminio.

Ho, infatti, la fortuna di abitare vicino Gorgonzola, comune nel milanese, dove uno stadio appena ristrutturato ospita le partite di una terza serie affascinante. La squadra è anche dedicata ad un sottotenente del Quarto Reggimento Alpini del Battaglione “Aosta”, Medaglia d’Argento al Valor Militare e caduto sulle trincee del Monte Zugna durante la Prima Guerra Mondiale. Quando mi siedo e guardo una partita della Giana capisco che non devo preoccuparmi del mafioso Blatter.

A dirla tutta, poiché le tradizioni sono tradizioni, anche quando guardo una partita dell’Inter nel sontuoso Meazza continuo a non preoccuparmi del mafioso Blatter. Il nostro calcio, e quello dei Paesi con una tradizione come la nostra, vive semmai problemi diversi – e in questa sede ne abbiamo già parlato e forse continueremo a farlo – ma non sarà mai corrotto moralmente e condizionato da atteggiamenti prepotenti.