Mentre in Italia, secondo inveterato costume, si squadernano e usano statistiche di regime, compilate secondo la lezione di Trilussa, si respingono sdegnosamente le osservazioni della Commissione UE sulla situazione economica e si ignorano la rinnovata crescita del debito pubblico e delle entrate fiscali con una produttività nazionale inferiore alla media degli altri Paesi europei, si è scatenata da parte dell’intero popolo, notoriamente infallibile commissario tecnico, la “caccia” al povero Cireneo Gian Pietro Ventura, presentato come responsabile unico della meschina figura rimediata dall’Italia pallonara.

Al solito le analisi e le spiegazioni sono banali, superficiali e destinate a svanire con il ritorno del … sole e mancano propositi concreti, tangibili e credibili di una metamorfosi non emozionale ma radicale e globale del settore come dei tanti settori sportivi, in grado di ottenere nell’anno solo risultati mediocri, mitigati dai campioni eccezionali sul viale del naturale tramonto, vedi Federica Pellegrini e Vincenzo Nibali.

Lo sport, affidato a figure grottesche come tale Lotti, come la società nel suo complesso, come la scuola con l’irraggiungibile Fedeli, non sono altro che specchio ed effetto della politica, in cui spadroneggiano uomini e donne, che l’universo vorrebbe godere, quali Minniti, la Boschi, De Rio, la Pinotti, la Madia, per non parlare di Alfano e compagnia cantando.

Ha perfettamente ragione in questo passaggio nell’individuazione delle colpe e degli errori Salvini e all’opposto – come al solito – formula tesi inaccettabili e puerili Renzi, il trionfatore delle …. “primarie”.

D’altra parte la caccia “al salvatore della patria”, già iniziata con Buffon e personificata dal magico “unto del Signore” Donnarumma, dovrebbe essere non lunga ma interminabile, dovendo riguardare altre e basilari discipline, quali il ciclismo, l’atletica leggera, la pallavolo, la pallacanestro, la pallanuoto ecc. ecc..

Sono scomparsi gli stimoli e le linee programmatiche emergono in assoluta deficienza: in nome dell’ austerity sono stati smobilitati i centri sportivi militari, l’educazione fisica è stata travolta dal fallimento della “buona scuola”, con il buonismo ecumenico sono spariti gli oratori o hanno assunto funzioni di demagogica socialità, sono stati cancellati dalla persistente crisi industriale i centri sportivi aziendali (alcuni nomi, Pirelli e Fiat).

Non è tanto e non è solo il numero dilagante, soffocante e incontrollato degli stranieri a recare nocumento e a disarticolare e mortificare l’apporto degli italiani quanto l’abbruttimento mercantilistico del quadro generale.

Così anche è la boria dei “divi” ad essere insopportabile e suscitatrice di isterismi: viene subito da indicare la squalificante scenata fatta dal disubbidiente De Rossi, tra l’altro anche autore materiale della sconfitta con il suo autogol.

Comunque dovrebbe essere chiaro ma non è affatto per le coperture politiche trasversali godute, che il nodo essenziale non risiede all’interno della Federazione Gioco Calcio ma al vertice del Coni, con quel Malagò, cocchetto del duo Berlusconi – Renzi, punta e vertice dello sport nella sua interezza, al quale non è dato sottrarsi con toni e modi padronali, del tutto inadatti e impropri, alle responsabilità.

Piscis primum a capite foetet.