Nel silenzio del mondo prosegue in Cameroon la guerra civile tra la maggioranza francofona e la minoranza anglofona (un’eredità velenosa del passato coloniale) che mira alla separazione dei territori occidentali (la c.d repubblica d’Ambazonia). Sabato scorso l’esercito ha dato il via a una nuova offensiva contro i separatisti guidati dal leader Sisiku Ayuk Tabe: i militari hanno ucciso sette miliziani ad Alabukam, un quartiere alla periferia della città di Bamenda. A confermarlo ai microfoni della Bbc, un ufficiale dell’esercito di Yaoundé. In un’operazione di ricognizione, secondo la fonte, i militari hanno distrutto un campo dei secessionisti e ha sequestrato armi di piccolo calibro, munizioni, uniformi militari e motociclette.

Ancora una volta è emergenza umanitaria. raid ha inoltre distrutto ponti, strade, abitazioni, tagliando fuori e isolando intere comunità. Secondo i dati delle Nazioni Unite pubblicati all’inizio di ottobre, il conflitto, in atto da anni, ha costretto più di 437.000 persone a fuggire dalle aree nord-occidentali e sud-occidentali.