E così anche la farsa inscenata dai talebani milanesi dell’antifascismo militante del secondo millennio ha avuto ieri la sua degna conclusione. Con un inaspettato colpo di teatro i ragazzi di Casapound e Lealtà Azione hanno aggirato i divieti prefettizi del 25 aprile, quando le autorità avevano fatto presidiare in forze il Campo X di Musocco manco fosse un obiettivo di terroristi, e tenuto ieri la loro consueta manifestazione di omaggio ai 981 caduti della RSI lì sepolti.

Una manifestazione che si tiene da anni e che non aveva mai creato problemi di sorta, a parte i travasi di bile dei fanatici dell’ANPI, e della quale, probabilmente, pochi al di fuori della comunità della destra militante si erano accorti prima che la gazzarra messa in scena dal sindaco Sala su istigazione dell’ANPI la portasse all’attenzione dei media.

Un atteggiamento ottuso e prevaricatorio che ha, purtroppo, trovato ascolto presso le autorità preposte che in modo affrettato e superficiale, o forse solo strumentale, hanno per la prima volta dato ascolto alle arroganti pretese degli antifascisti.

Il penoso spettacolo di questi giorni, però, ha ottenuto effetti contrari a quelli desiderati: la manifestazione (che non era pubblica ma ristretta ai militanti delle due associazioni promotrici) si è tenuta ugualmente e, alla fine, gli unici ad essere effettivamente colpiti dalla esemplare repressione messa in atto dallo Stato sono stati gli ex combattenti della RSI (un gruppo di vecchietti oramai sulla novantina) ed i loro parenti ai quali il 25 aprile è stato impedito di assistere all’innocuo rito della Messa al campo, che si tiene da decenni, con labari e bandiere (incluso il tricolore nazionale di cui all’art. 12 della Costituzione) che sono stati inesorabilmente sequestrati. Un atto che sicuramente renderà più saldo l’ordine democratico e del quale, quindi, chi lo ha voluto può andare fiero. In compenso in città si è alzata la tensione e si sono risentite vecchie parole d’ordine e minacce che tutti speravamo fossero dimenticate o perlomeno archiviate per sempre.

Un risultato sul quale il sindaco Sala dovrebbe riflettere, ammesso e non concesso che le parole pronunciate ieri alla commemorazione ufficiale di Sergio Ramelli ed Enrico Pedenovi abbiano un senso e non siano solo di circostanza: “è stata una pagina molto brutta di Milano. Se riflettiamo tra quanto è successo 70 anni fa e quanto è successo 40 anni fa, spero sia il momento di passare oltre. Capisco che i ricordi sono sempre dolorosi, però, nel mio ruolo, in questi 5 anni, vorrei attivarmi per poter fare quanto possibile per pacificare tutti a dispetto delle posizioni diverse”.

Belle parole, contraddette però dai fatti, precedenti e successivi. Venti minuti del suo tempo e qualche frase ad effetto, uguale e contraria ad altre cento pronunziate prima e dopo, non sono certo sufficienti a perseguire effettivamente pacificazione che dice di voler perseguire.

Per il resto la vicenda del Campo X finirà in tribunale, visto che la questura ha già pronto un rapporto dettagliato per il pool anti-eversione della Procura (che in teoria dovrebbe avere cose ben più importanti di cui occuparsi). anopAnche in questo caso quindi, come in quello oramai tradizionale della commemorazione di Viale Argonne, saranno i magistrati a decidere se l’omaggio ai morti del Campo X costituisca atto “idoneo ed efficiente” tale “da potere condurre alla riorganizzazione del partito fascista” come è necessario, secondo la Corte Costituzionale, per configurare il reato oppure se si sia trattato di una manifestazione con semplice natura commemorativa e priva di “propaganda e volontà di diffusione di un’ideologia”.

In quest’ultimo caso gli eventuali procedimenti finirebbero verosimilmente nello stesso modo di tutti i precedenti analoghi, cioè con l’assoluzione piena, aggiungendosi alla serie ininterrotta di sentenze univoche che negli ultimi anni hanno spazzato via le pretese antifasciste e smontato senza incertezze le bizzarre aspettative di ANPI e compagni.

Perché nessuno, a nessun livello, si prenda mai la briga di dare un’occhiata anche superficiale alla materia di cui tanto parla a sproposito resta un mistero; che le insensate elucubrazioni dell’ANPI diventino per molti l’interpretazione autentica di una legge è invece semplicemente ridicolo.

Non sono mai un mistero, invece, le rumorose esternazioni della Boldrini che pure, con quello che costa al contribuente il suo ufficio, un consigliere giuridico che la renda edotta della materia dovrebbe pure averlo. La signora presidentessa, invece, preferisce andare a ruota libera, lontana dalla realtà: “Le manifestazioni fasciste in Italia non possono essere consentite: né il 25 Aprile, né in qualsiasi altro giorno dell’anno. I raduni con tanto di saluti romani che si sono tenuti ieri a Milano e Cremona, in aperta e provocatoria violazione di quanto stabiliscono la Costituzione e la legge, rappresentano un affronto alla democrazia nata dalla Resistenza: lo Stato non si fa deridere dai nostalgici“, ha dichiarato non appena appresa la notizia della commemorazione al Campo X.

Farei sommessamente notare alla terza carica dello Stato che con la sceneggiata delle ultime settimane lo Stato si è deriso da solo, ad esempio mobilitando pesantemente le forze di Polizia (che avrebbero anch’esse altre priorità) per presidiare militarmente un cimitero e sequestrare bandiere ad anziani reduci. Tutto il resto, per fortuna, lo stabilirà la magistratura in base alla legge e non certo ai suoi pur autorevoli anatemi.

Del resto l’obelisco del Foro Italico, nonostante il parere contrario della presidentessa, è fortunatamente ancora in piedi