Si può far dimettere un ministro solo perché è sensibile? Perché è attento alla sofferenza delle amiche? Perché è meno attento alle sofferenze di altri? Certo che no. Come poteva, la Cancellieri, occuparsi di gente miserabile se la gente miserabile non aveva il suo numero di cellulare? Si può far dimettere un ministro solo perché, da mamma, difende il suo piccino anche quando non dovrebbe? Certo che no, la mamma è sempre la mamma, in Italia. Ed è normale che si batta come una leonessa per il suo bambino ricoperto d’oro dalla signora che poi mammà ha aiutato. Siamo una grande famiglia, in Italia. Beh, non proprio grande. Ci sono tante famiglie. La loro, quella dei privilegiati, quella di chi aiuta le amiche che aiutano il proprio bambino. E quelle degli altri italiani. Gli sfigati, i bamboccioni, gli schizzinosi, secondo le insultanti dichiarazioni che la famiglia importante ha riversato contro gli italiani banalmente normali. Il piccino del ministro, dopo un solo anno di lavoro in Fonsai, se n’è andato con una liquidazione di alcuni milioni di euro? E’ stato solo fortunato – ha spiegato mammà – a trovare un buon contratto. Con i Ligresti, ma se l’era dimenticato, mammà. Mica si può essere invidiosi della fortuna altrui.

Però viene da chiedersi cos’abbia fatto, il piccino, di così fantastico da meritarsi un simile premio dopo un solo anno nella compagnia. Ha risanato l’azienda? Non pare proprio, considerando che Fonsai è finita malissimo ed i Ligresti sono andati in galera. In un Paese normale, dopo simili risultati uno non dovrebbe ricevere una immensa e ricca buonuscita, ma qualche pedata ben assestata. E le intercettazioni della povera Ligresti descrivono un piccino non proprio brillantissimo. Ma l’Italia non è un Paese normale. E il piccino di mammà è solo l’ennesimo caso, non è un’eccezione. Chi rovina l’Alitalia incassa la buonuscita milionaria e se ne va. Chi rovina le banche incassa una buonuscita multimilionaria e se ne va a far danni altrove. Più fai danni e più vieni premiato. Dalle società pubbliche e dalle aziende private.

Eccola, la vera casta. I bramini dell’economia, erano stati definiti nell’omonimo libro. Quelli che guadagnano mille volte più dei loro dipendenti per far danni milioni di volte più gravi. L’Italia che non funziona. La casta che distrugge questo Paese e incassa lo stesso. Ai vertici dei giornali o alla guida di società di infrastrutture. Mai nessuno che venga costretto a pagare i danni. Macché: premiati comunque. Premiati purché se ne vadano. E dopo? Dimenticati in qualche sottoscala d’oro? Non sia mai. La casta li risistema, in altre posizioni di privilegio, a far altri danni. Per poi presentarsi, con la faccia più indecente che mai, a spiegare che gli italiani (gli altri italiani, non quelli della casta) devono fare i sacrifici. Perché ce lo chiede l’Europa, perché ce lo impongono i mercati. Ecco, Cancellieri dovrebbe dimettersi per questo. Per aver fatto parte di questa casta. Per aver raccontato, da ministro e non da mamma, quanto era giusto strapagare il suo piccino