Era inevitabile che dopo le sconfitte del centro-destra in tutti i ballottaggi e, in particolare, quella di Roma si accendesse il dibattito sull’opportunità di ricostituire e ricompattare la destra, le destre, i destrosi e i destreggianti. Insomma, tutti quelli che in un tempo più o meno lontano hanno frequentato (chiamiamo le cose con il loro nome…) gli ambienti post-fascisti.

Da aprile ad oggi è tutto un susseguirsi di segnali, ammiccamenti, dense (?)  riflessioni: una filiera d’incontri privati, convegni pubblici, appelli e articoli sui giornali. Mentre Alemanno si avviava verso la sua bocciatura e Gasparri si rannicchiva nella suo loculo senatoriale, una variopinta comitiva di ex AN — molte persone per bene, qualche intellettuale inquieto (ma dov’era sino ad ora?) e tanti reduci dell’esperienza finiana: tutti attualmente disoccupati — si scoprivano improvvisamente decisi a “rifare” Alleanza Nazionale: prospettiva non proprio entusiasmante viste le premesse confuse e lo scarso “peso” politico ed elettorale della più parte dei promotori.  Dopo il 10 giugno il canto è diventato un coro e ora, da più parti, una folla sempre più consistente di ex sindaci, ex deputati, ex senatori, ex ministri si arrovella e disquisisce su un’ipotetica una “ Cosa Nera”, un contenitore più o meno capiente capace di traghettare ciò che resta dei vecchi (troppo vecchi, spesso) protagonisti della Destra italiana verso le elezioni europee. Non sembra gran cosa e non è (sicuramente) un bello spettacolo.

Vale perciò la pena di ricordare ai naufraghi del destrismo (e del finismo e di tante altre cose…) che lo scorso dicembre qualcosa è successo. Un gruppo di “matti” decise — tra lazzi e ironie — di rompere uno schema logoro e creare Fratelli d’Italia: un movimento nuovo e non una ripetizione di partiti vecchi e defunti. FdI nacque infatti con l’intento di essere il perno per la costruzione di un nuovo centro-destra aggregando tutti quelli che credono nei valori dell’identità nazionale, dell’onestà, della partecipazione. FdI era ed è una scommessa forte e aperta, non settaria né nostalgica, FdI era ed è un momento di partenza, non un usbergo d’antichi fallimenti e solidi rancori. Nessuno si adiri, nessuno si arrabbi. Ben vengano nuove energie, a patto che chi si avvicina guardi avanti e pensi al progetto, non alla riconquista di un piccolo (e spesso misero) potere personale.

Ecco perché mi riconosco appieno nelle parole di Crosetto quando afferma che “ non ci interessano cose nere o grigie, non ci interessano sigle vuote, non c’interessa chiamare a raccolta i trombati o i nostalgici dei loro vecchi ruoli”. Guido è un saggio lucido. È una bella persona. Aggiungo soltanto che non ci interessa chi ha avuto responsabilità nel fallimento terribile e amaro di una scommessa storica. Non c’interessa chi vorrebbe ritrovarsi nuovamente (chissà perché?) in qualche vertice (?), oppure sul palcoscenico mediatico senza misurarsi, confrontarsi con il nostro (incazzatissimo) popolo. Non ci interessa chi in modo presuntuoso pensa di essere rappresentativo, solo perché, senza merito e consenso, ha fatto una comparsata in Europa o nel governo (o ambedue) senza brillare. Anzi. Non c’interessa chi ha distrutto realtà militanti, umiliato comunità politiche e, dopo aver incassato sul suo territorio (da Trieste al Meridione) meno voti di Forza Nuova, si ripropone come “campione della purezza” e “custode degli ideali”.  Non ci interessa nemmeno chi come Magdi Allam da anni cambia religione e schieramenti con incomprensibili teorie offendendo persino il Papa…..

Noi abbiamo scelto all’inizio della nostra “ventura” il motto “ senza paura”. Una parola d’ordine impegnativa ma nell’anno dannunziano non poteva essere altrimenti. E poi siamo dei romantici… In ogni caso, oggi — proprio oggi che tutto sembra svanire e sfumare — noi vogliamo continuare a guardare avanti. Per radicarci sui territori, per ridare fiducia a milioni di elettori onesti e delusi (prendendoci anche qualche “vaffà”, perché no?), per edificare un nuovo centro-destra — serio e onesto — intorno ad idee e proposte. A ideali. Insomma, vogliamo fare Politica.

E allora apriamo un cantiere con chi è interessato a costruire, con chi crede nella cultura e alla riflessione, con le intelligenze in rete (penso a giornali on line “non allineati” come destra.it, barbadillo.it, totalità e lo stesso Secolo, esperienze stupidamente trascurate dalla politica ma assolutamente centrali nel dibattito), a tutti coloro non si rassegnano, da Lampedusa a Bolzano. Il tutto, senza preclusioni, senza nostalgismi, senza primitivismi (le follie della destra terminale non sono “roba” nostra), ma anche senza infingimenti e strambi e inutili recuperi. Con la consapevolezza d’avere in Giorgia Meloni la capofila del centrodestra di domani. Matteo Renzi è avvertito.

Di tutto questo — gli scenari attuali e l’idea di futuro — discuteremo nella “due giorni tricolore” che si terrà a Milano il  14 e 15 giugno. Il sabato lo dedicheremo a discutere su “un nuovo centro -destra”. Ci confronteremo (do you remember Pinuccio…)  con  le anime “vive” dell’area. Le “anime morte” restino a casa. Speriamo che ancora una volta, come talvolta è accaduto, da Milano nasca qualcosa di nuovo.  Di buono. Di forte.