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“I popoli tornano a scegliere, tornano a voler lavorare, decidere e contare. Pretendono orgoglio e dignità. La lezione inglese è una lezione a tutti i popoli d’Europa” : così Matteo Salvini, a margine dei lavori del “Cantiere, il paese che vogliamo”, l’incontro organizzato dalla Lega a Parma.

Orgoglio e dignità sono due termini molto efficaci, che possono aprire – se ben declinati – una non banale prospettiva di lavoro culturale e politico, per un centrodestra in cerca di nuovi spazi e ricomposizioni, a patto però di trasformare queste “suggestioni” in autentiche linee-guida, programmatiche ed ideali, in grado di dare senso e scopo alla politica. Non basta insomma richiamarsi genericamente alla “lezione inglese”. Occorre identificare nuovi elementi “fondativi”, a partire dalla ripresa di coscienza rispetto alle identità (locali, produttive, professionali) e dalla capacità/possibilità di integrarle nel contesto dei nuovi scenari della modernizzazione e della globalizzazione.

Cresce una forte domanda di tutela, di conservazione delle comunità locali, dei borghi, delle identità diffuse, di un’Italia profonda, ma spesso misconosciuta. Cresce con uno spirito ed una logica nuove, non più legate al vecchio localismo, al folklore e al provincialismo, ma impegnate a fare sistema, a promuoversi, attraverso forme di consorzio e di valorizzazione legate ai prodotti della terra, all’artigianato, al turismo. Del resto il patrimonio di ogni aggregato urbano, piccolo o grande, ha una duplice valenza, insieme fisica e spirituale. Essa è fatta di pietre, di chiese, di monumenti e di memoria. Questa memoria si incarna nel vissuto quotidiano ma anche nelle produzioni materiali,in quella che è stata definita come “l’architettura del commercio”, nell’arte delle botteghe e nel lavoro degli artigiani, nell’eleganza degli arredi e nella tipicità delle produzioni.

In questo ambito uno dei metri di riferimento è la qualità, che non è, non è solamente, un attributo o una proprietà morale. Il “marchio Italia” riguarda, oggi, gli strumenti normativi necessari a difendere le produzioni nazionali, in un quadro di economia globalizzata, ed insieme sollecita una presa di coscienza culturale, essenziale al fine di dare nuovo senso e tutela ad una tradizione di buon gusto, di stile e di qualità della vita che appartiene al nostro Paese e che ci viene universalmente riconosciuta.

Non si tratta però solo di conservare l’esistente e di valorizzarlo. Occorre dinamicizzare la realtà sociale, favorire il ricambio generazionale, dare spazio alla creatività.

Terzo elemento essenziale, dopo la ripresa d’identità locale-nazionale e di qualità culturale-produttiva è il riconoscimento dei meriti.

Pensare e lavorare per costruire una società in cui il merito individuale venga riconosciuto, valorizzato e premiato, vuol dire ridare coraggio e motivazioni ai “produttori del futuro”. In questa definizione vanno certamente compresi i giovani, ma, più in generale, possono esservi ascritti tutti i ceti realmente produttivi, tutti i veri creativi, tutti coloro i quali sentono la responsabilità di giocare un ruolo attivo, in questa fase di passaggio ed oltre essa.

Identità, qualità, meritocrazia: è un’Italia positiva e costruttiva quella che va trasmessa all’opinione pubblica nazionale. Un’Italia per la quale i valori diventano atto politico concreto e le idee si trasformano in suggestioni ed in emozioni.

Ecco – in estrema sintesi – la sfida a cui il centrodestra deve sapere rispondere in modo adeguato. Tradurre emozioni, tradizioni, identità in segni concreti, in proposte normative, in aspettative reali, in nuova coesione sociale. E viceversa trasformare le opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica della modernità in strumenti di valorizzazione delle identità, della qualità, dei meriti.

Concretezza e suggestioni, realismo ed aspettative: in questo mix l’affascinante impegno del ripensamento-cambiamento può diventare un obiettivo concreto e vincente per trasformare l’appello all’orgoglio e alla dignità in azione politica, nuova e vincente.