L’appello di Viviana Beccalossi, diffuso oggi e pubblicato anche su queste pagine, è senz’altro un fatto importante per il mondo della destra.

Finalmente ci si pone, con un minimo di prospettiva, il problema del superamento delle attuali esperienze e, soprattutto, dell’evoluzione e del futuro dell’area politica.

Sono oramai chiari ed evidenti a tutti, e principalmente agli elettori, i pesanti limiti dell’esperienza di FDI, incapace di rappresentare adeguatamente un’area politica ricchissima di cultura, idee ed esperienze alla quale calza a pennello il noto proverbio napoletano “la ragione è dei fessi”, avendo avuto ragione – in tempi non sospetti – sull’analisi storica e politica ma ritrovandosi incapace di mettere in atto un’adeguata e conseguente strategia politica.

La marginalità e l’irrilevanza del partito della Meloni ne sono l’evidente dimostrazione.

Una ristretta nomenclatura che da anni galleggia su percentuali minime, incapace di allargare il proprio consenso, priva di qualsiasi seria elaborazione culturale e ideale, preoccupata più della propria conservazione che di una seria azione politica, come testimonia l’atteggiamento ambiguo ed improduttivo tenuto nei confronti del governo Lega-M5S nella più pura logica del né-né, né a favore né contro.

Ma queste sono cose note.

Porsi, e come, in una prospettiva di superamento o comunque di evoluzione di questa esperienza insoddisfacente e dal futuro incerto (e non saranno certo trovate come l’arruolamento del sedicente Esercito di Silvio a salvarla) è il tema che Viviana Beccalossi e gli altri firmatari dell’appello gettano legittimamente sul tavolo.

Giustamente rivolgendosi verso chi al momento appare come il vero dominus dell’area politica che tende a destra, vale a dire Matteo Salvini.

Capace di quintuplicare i suoi voti (almeno stando agli ultimi sondaggi) in pochi anni grazie ad una linea politica spregiudicata ed efficace incentrata senza ambiguità su temi sovranisti, sulla sicurezza e sulla difesa dell’interesse nazionale, Salvini è l’interlocutore ideale ed inevitabile della destra politica.

Il suo movimentismo mediatico, che tanto gli ha fruttato sul piano elettorale, non avrà sicuramente la stessa utilità sul piano della gestione degli affari di governo, come si può già intravedere, ed il supporto di una cultura politica più solida e radicata nella storia come quella della destra non potrà che essere utile.

Detto questo, però, il tema di quale sia il futuro possibile per la destra politica italiana richiede una discussione seria ed approfondita, magari anche accesa, mantenendo un approccio critico e franco.

E da questo punto di vista credo siano evidenti alcuni limiti del ragionamento di Viviana Beccalossi, il più importante dei quali è quello di partire non dalle idee ma da schemi politici superati.

Non si può condividere il riferimento all’esperienza, sbagliata e fallimentare, del PDL definito “il più ambizioso ed incompiuto progetto della nostra metà del cielo”.

Ricordiamo tutti le dinamiche, in parte incontrollate, in parte improvvisate, in parte dettate da interessi contingenti, che hanno portato AN a diluirsi ed annacquarsi nell’esperimento di un partito artificiale dominato da Berlusconi, imbevuto di una cultura politica superficiale e spesso improvvisata impersonata da figure improbabili e caratterizzata da andazzi improponibili.

Un esperimento che ha dato pessimi risultati, sia sul piano politico che di governo, sfociando poi in una rovina che per la destra politica dura ancora oggi.

E nemmeno ci si può rivolgere acriticamente all’ esperienza di AN “l’approdo della destra italiana a ruoli di governo”, secondo la Beccalossi.

Un fase che molti rimpiangono ancora come un’età dell’oro, ma che nessuno ha ancora saputo o voluto rivedere criticamente, forse per non ammettere che molti dei problemi di oggi sono nati proprio allora o magari per non rinnegare ruoli e comportamenti.

Ma se ci si pone il problema del futuro non si può guardare al passato, oltretutto problematico, cercando di resuscitare o riaggiustare in qualche modo vecchi schemi oramai inservibili, non solo da un punto di vista politico ma anche storico e sociale.

Alain de Benoist ha indicato da tempo l’evoluzione delle società europee minacciate da globalizzazione, immigrazione e strapotere delle burocrazie comunitarie.

La contrapposizione oggi non è più tra destra e sinistra come le abbiamo sempre conosciute, ma tra popoli ed elite.

La faglia oggi è trasversale, corre in orizzontale e mette insieme – da una parte e dall’altra – forze che secondo i vecchi schemi dovrebbero essere separate o addirittura nemiche.

Ecco perché Lega e M5S si sono ritrovati dalla stessa parte, accomunati dalla logica antisistema, e PD e sinistra dall’altra accanto a banchieri, oligarchie finanziarie e borghesia dei quartieri alti.

Da questa contrapposizione nasce il successo di Salvini (e del M5S) e più in generale quello dei temi sovranisti.

Riproporre in un contesto completamente mutato vecchi schemi concepiti in un mondo completamente diverso non ha, a mio avviso, molto senso.

La retorica dei “moderati”, i troppi compromessi con le burocrazie e i poteri forti, la sostanziale continuità di gestione con i governi di segno opposto, ad esempio nei rapporti con l’Europa, il liberalismo improvvisato e superficiale del “meno Stato” che hanno caratterizzato quelle esperienze politiche oggi non sono più proponibili.

Pesano i vecchi fallimenti e i nuovi contesti.

Inutile parlare ancora “di sviluppo di temi che consentirono al centrodestra di divenire un fenomeno di amplissima partecipazione popolare agli albori della seconda repubblica”, sono tempi e temi superati e finiti per sempre.

Oggi è necessario schierarsi senza esitazioni dalla parte delle istanza sovraniste, non di quelle moderate o liberaloidi che stanno dall’altra parte della faglia, portando il contributo della ricchissima cultura politica e dei valori autentici della destra.

E’ un’occasione che dopo tanti fallimenti non può e non deve andare perduta e che può essere colta a patto di riuscire a guardare veramente al futuro senza mal riposte malinconie del passato.

Bene ha fatto Viviana Beccalossi a gettare il suo sasso nello stagno immobile e un po’ melmoso della destra politica attuale.

Ma è solo il primo passo, ora è necessario un confronto serio e anche duro che parta, per una volta, dalle idee e non dagli schieramenti.