“Il coraggio uno non se lo può dare” diceva un rassegnato don Abbondio al Cardinale Federigo Borromeo per giustificare il suo comportamento pavido nei confronti dei “promessi sposi”  Renzo e Lucia. La citazione manzoniana ci è venuta in mente leggendo l’ennesima intervista del fedelissimo Giovanni Toti, che, lanciando l’ennesimo appello all’unità del centrodestra, rivendica la centralità di Silvio Berlusconi. Insomma uniti sì, ma attorno al Capo.

L’uscita, ben poco “coraggiosa”, sa un po’ di stantio. Per una serie di motivi. Intanto perché, oggi, la percezione di Berlusconi è, tra l’opinione pubblica, oggettivamente “usurata” non solo per la sua lunga stagione politica, ma per evidenti  motivi generazionali.  Poi perché riperpetua l’idea del “partito del leader”,  svilendo  il ruolo di Forza Italia, dei suoi dirigenti, dei suoi iscritti, ridotti a “yes man”, più che ad attivi protagonisti di un progetto politico condiviso. Infine perché riduce la complessa questione delle alleanze ad una pura e semplice  accettazione del Capo e nulla di più. Laddove, tutti da sciogliere, sono una serie di problemi di metodo e di contenuto, che richiedono  scelte coraggiose ed un autentico colpo d’ali per un centrodestra che non può essere la fotocopia di quello del ’94.

Riprendendo la provocazione di Massimo Corsaro sul “cosa” e “come”, sul primo versante, quello del metodo, c’è, tutta da costruire una nuova stagione partecipativa che,  attraverso le “primarie”, ma non solo, favorisca il coinvolgimento del grande, ma disperso e confuso, popolo del centrodestra.  E allora serve la Politica, sì la bistrattata e vilipesa Politica, ormai ridotta ad essere un costo, laddove invece deve tornare ad essere uno strumento essenziale di partecipazione, di coinvolgimento, anche emotivo,  della gente, per la costruzione di un grande progetto di cambiamento.

E qui veniamo ai contenuti. Necessarie le risposte dirette e concrete, motivate dalla crisi economica e sociale, che ridiamo respiro alle aziende, favorendo la creazione di lavoro. Ma non si dimentichino le questioni “di principio”, che – a ben vedere – hanno in sé un nocciolo essenziale di concretezza. Parlare di procreazione, di famiglia, di identità nazionale, di solidarietà vuole dire misurarsi su temi cruciali quali il gap demografico, l’invecchiamento della popolazione,  la difesa del nostro patrimonio materiale e spirituale, la risposta ai fenomeni migratori, la vivibilità delle nostre città, nuove politiche sociali a favore dei ceti più deboli.

Tutto questo può/deve essere sintetizzato in slogan chiari ed efficaci, perché comunque di sintesi e di chiarezza di messaggi chiede la gente ma anche di persone credibili  che sappiano, con coerenza,  declinarli, attraverso una Politica coinvolgente ed in grado di costruire una speranza nuova.

Per tutte queste ragioni non basta un formale fideismo nei confronti del leader storico. Ci vuole ben altro. Ci vogliono ali nuove ed una rinnovata volontà.  Per potere guardare lontano e tornare ad alzare il livello delle sfide, autenticamente epocali, che ci stanno dinnanzi.