Stavo notando la differenza di impostazione culinaria tra qua a Ibiza e l’Italia. In Italia, negli hotel con clientela internazionale, la colazione cerca solitamente di soddisfare tutti i gusti possibili dalla Cina agli Usa, anche perchè non esiste una vera tradizione italiana sulla colazione (probabilmente la colazione più tradizionale in Italia è caffè e sigaretta), ma a pranzo e a cena, al netto di alcune rare eccezioni, gli hotel offrono ai clienti piatti italiani, di qualità variabile in base al livello degli hotel.

A Ibiza (almeno nell’hotel dove sono io, però dando una letta su internet vedo che l’impostazione è simile ovunque), si cerca al contrario di soddisfare più gusti possibili. Così puoi avere le tagliatelle alla bolognese, la T Bone o il pollo fritto all’americana, i piatti a base di manioca alla sudamericana (nota a margine: buona la manioca, radice di pianta di cui ignoravo l’esistenza), le nuvole di drago e il gelato fritto alla cinese, il pelmeni russo o la zuppa di miso alla giapponese. Certo ti fanno anche piatti spagnoli, ma si perdono nel mare internazionale.

Purtroppo, sebbene la qualità sia buona, non è ottima, perchè non esistono cucine in grado di preparare 100 piatti diversi tutti di qualità e ben cucinati. La quantità dell’offerta va a scapito della qualità. E soprattutto dell’identità e una cucina priva di identità è priva di un’anima.

Gli italiani in questo campo sono molto più avanti di tutti, perché in ambito culinario hanno mantenuto quello che D’Annunzio definiva “il sano pregiudizio che ha fatto grande Roma: il credere che tutti gli altri popoli siano barbari”. Infatti qualsiasi italiano, se un americano dice che non gli piace uno spaghetto al dente ben fatto o ci vuole sopra il ketchup, se vuole una fiorentina di chianina ben cotta, o si lamenta della pizza fatta da un bravo napoletano e ci pretende l’ananas e le polpette sopra, lo tratta da barbaro ignorante.
Per qualsiasi italiano se l’americano o l’inglese non apprezza la nostra cucina non siamo noi a doverci adeguare ai suoi gusti, è lui ignorante.

Se riuscissimo ad applicare questa mentalità anche in tutti gli altri campi l’Italia diventerebbe un grande, grandissimo paese, una nazione in grado di avere un peso internazionale incredibilmente maggiore di oggi. E in automatico si risolverebbero tutti i problemi che affliggono il nostro Stato.

Perché la grandezza di una nazione è prima di tutto nella testa dei propri cittadini