Sta spopolando, in Germania, il romanzo di fantapolitica del giornalista Timur Vermes, Lui è tornato. “Lui” sarebbe Adolf Hitler, che, nel libro, si risveglia nella Germania  di oggi e rispolvera le sue idee conquistando i salotti televisivi fino a diventare un’icona mediatica. Il libro uscirà il 15 maggio anche in Italia e al fenomeno il Venerdì di Repubblica ha dedicato la copertina, con tanto di inequivocabile ciuffo nero su sfondo bianco, ed un ampio servizio,  con annessa intervista all’autore.  

Timur Vermes spiega che l’idea gli è venuta per affrontare di petto il “mostro” che il suo popolo ha frettolosamente rimosso: “In Germania sappiamo tutto sul nazismo e l’Olocausto, ma su di lui tendiamo al rituale dell’anatema… Tendenza inconscia all’autoassoluzione da colpe collettive”. Rischio apologia? L’autore dice di no, al contrario secondo lui la sua opera serve per mettere in circolo anticorpi, perché la democrazia piace finché ci vivi bene ma se cominci a vivere male le chance di un dittatore seducente diventano maggiori e sempre più pericolose.

Il servizio sul libro di Timur Vernes è corredato anche da un commento dello storico Giovanni De Luna, secondo il quale un romanzo del genere potrebbe avere tranquillamente come protagonista anche Benito Mussolini. Nella trama immaginaria di un romanzo di questo tipo il Duce scampato a piazzale Loreto avrebbe fondato il Msi e si sarebbe alleato con la Dc, poi dagli anni Novanta in avanti sarebbe diventato una star televisiva, arringando le folle  e finendo con il soggiogarle definitivamente attraverso il web,  tuonando contro l’aula “sorda e grigia” di Montecitorio.

 Un Benito postmoderno dunque, che ha un antesignano  nel “Benito I Imperatore”, romanzo ucronico di Marco Ramperti, uscito nel 1950 e riproposto l’anno scorso dalle Edizioni di Ar.  Il Benito di Ramperti, figura  esemplare di intellettuale e giornalista “fuori dal coro” , è,  rispetto  a quello immaginato da De Luna, un vincitore a tutti gli effetti.

Scrive Ramperti nelle prime righe del suo romanzo: “E’ l’alba del 25 aprile 1945 e Benito Mussolini, avendo l’Asse vinto la guerra per impiego tempestivo della bomba atomica, cavalca per la via Appia alla volta di Roma”. Poi è tutto un susseguirsi di vicende insieme paradossali e benevoli:  Mussolini che concede la Savoia a Vittorio Emanuele III,  Pio XII  “esploratore” della stratosfera,  gli intellettuali servili che sfilano  davanti al Capo (tra questi Paolo Monelli e Sibilla Aleramo, Leo Longanesi e Alessandro Blasetti, Mario Missiroli e Sem Benelli, Mario Alicata e Pietro Ingrao, Indro Montanelli e Massimo Bontempelli) , gli antifascisti Parri e Pertini condannati a diventare  “badanti” di Carlo Borsani, il cieco medaglia d’oro (nella realtà trucidato, a Milano,  dai partigiani), il Maresciallo Badoglio “costretto” a vivere nell’infamia. E tutto in un’Europa fascista, con la Russia, non più sovietica, tornata in mano ai “Bianchi” e gli Stati Uniti,  dove a comandare sono le donne.

Germania o Italia che sia, non si fa politica con la storia immaginaria. Il Dottor Mengele e le illusioni cinematografiche (stile “I ragazzi venuti dal Brasile”) di riuscire a clonare il fuhrer sono morte e sepolte. Mussolini non ha eredi politici.  D’altro canto però, per quanto si sforzino di utilizzare la forza dei media,  i politici europei non hanno l’appeal del “Lui” tedesco e di quello italiano, che, pur  demonizzati da quasi settant’anni, continuano a tenere desti , con i loro fantasmi, giornalisti ed intellettuali.

L’invito finale di Timur Vermes, rendere attraente la democrazia, troverà interpreti all’altezza? O piuttosto – per dirla con il suo “Lui” – solo partendo dalla considerazione che “non tutto era sbagliato” si potranno evitare nuovi tragici errori e pericolose “derive” ? Un dato è certo: l’attuale sistema democratico rischia di non essere  più  all’altezza della crisi non solo economico-sociale quanto soprattutto della rappresentanza politica che il Terzo Millennio ci ha portato. Prenderne atto significa sgombrare il campo da ogni ipocrisia politica e cercare – come afferma  Timur Vermes – le possibili vie d’uscita sulla via di una vera e partecipata democrazia, più “attraente” e capace di rispondere ai reali problemi della gente.  Il rischio – al contrario – è che qualche “uomo nero” torni a fare capolino…

 

Timur Vermes

LUI È TORNATO

Bompiani, Milano. 2013

ppgg. 400 – euro 18.50