Come ha già ben chiarito Marco Valle su queste pagine, Matteo Orfini non è certo un genio della politica. Anzi.

Da oscuro e servizievole portaborse di D’Alema le misteriose alchimie della congrega pidiota lo hanno scaraventato sulla poltrona di presidente del partito, dalla quale non perde occasione per confermare al mondo incapacità e mediocrità.

Con il segretario-fantoccio Maurizio Martina forma una coppia comica formidabile, tipo Gianni e Pinotto, che passa le giornate a far finta di gestire il PD (sappiamo bene chi comanda veramente), in pratica giocando una partita di calcio senza pallone.

I due compari fanno tutte le mosse: corrono, scattano, si smarcano, urlano ma senza poter combinare niente perché manca il pallone, che resta saldamente nelle mani di qualcun altro.

I due simpaticoni sono bravissimi, però, a chiacchierare, sbraitare, indignarsi a comando nella speranza che qualcuno si accorga della loro esistenza.

E’ quello che ha fatto il bravo Orfini con questo bel tweet “Se proprio vogliamo fare i censimenti, io partirei da quello dei razzisti e dei fascisti” utile, secondo lui, ad esorcizzare la immonda decisione del ministro Salvini che si è messo in testa di fare osservare le democratiche leggi della Repubblica anche a chi da anni ignora impunemente anagrafe, imposizioni fiscali, obbligo scolastico, permessi di soggiorno, e chi più ne ha più ne metta.

L’idea però è tutt’altro che originale.

Certo, non si può pretendere che Orfini sappia tutto, anche perchè in realtà non sa niente nemmeno di quello che succede sotto il suo naso, ma gli sarebbe bastato poco per scoprire che il “censimento dei fascisti” esiste già, è già stato fatto non un ma ben due volte.

La prima ad opera di Lotta Continua, dove militavano molti di quelli che oggi si indignano per il censimento dei nomadi ma che allora collaboravano attivamente alla schedatura degli avversari politici.

Correva l’anno 1975: Lotta Continua pubblica un libricino dal titolo “Pagherete tutto” che viene distribuito in edicola con il giornale.

Si tratta di una vera e propria lista di proscrizione di militanti o semplici simpatizzanti della destra, noti e meno noti, dei quali vengono riportati nomi, cognomi, indirizzi, fotografie, abitudini, scuola e luogo di lavoro, orari e tutto quanto possa essere utile per “metterli in condizione di non nuocere”.

Cosa che si verifica puntualmente: molti di quelli presenti nella lista saranno vittime di agguati e pestaggi ed uno, Enrico Pedenovi, sarà ucciso sotto casa da un commando di Prima Linea che lo ha scelto come bersaglio proprio in base alle informazioni contenute in quel libretto infame, del quale nessuno si è mai assunto nessuna responsabilità e nessuno, ovviamente ha mai pagato.

Il secondo “censimento dei fascisti” arriva poco dopo ad opera del famigerato servizio d’ordine di Avanguardia Operaia che a Milano raccoglie negli anni i dati di quasi 10.000 persone considerate militanti di destra o comunque in qualche modo potenziali obiettivi di agguati ed attentati.

E’ il famoso archivio custodito per anni da due degli assassini di Sergio Ramelli in una soffitta di Viale Bligny, rimasto a disposizione anche di altre organizzazioni violente e che costituì il data base per centinaia di atti di violenza e intimidazione, alcuni gravissimi, contro chi era incluso nella lista.

Come si legge nell’ordinanza di rinvio a giudizio del processo Ramelli “si rinvengono numerose fotografie dei funerali di Sergio Ramelli con ingrandimenti delle persone presenti. Si rinvengono schede e indicazioni su amici di Ramelli, cui era stata sottratta l’agendina e sulle perquisizioni ai danni di studenti di destra del Molinari ad opera degli amici degli “schedatori”. Si rinvengono indicazioni sul bar Porto di Classe e sui suoi frequentatori. È evidente allora, e ben lo sanno i dirigenti del servizio d’ordine del tempo, che quanto avveniva non avveniva a caso, ma faceva parte di una indicazione politica generale e preordinata.”

Il buon Matteo Orfini, quindi, per il suo bel “censimento dei fascisti” non dovrà fare nemmeno troppa fatica, gli basterà recuperare la documentazione predisposta con tanta cura dai chi lo ha preceduto e riprendere l’opera da dove i suoi compagni l’hanno lasciata.

Dai Orfini, coraggio, schedaci tutti!