Alla fine di dicembre, siamo stati gli unici nella rete a sollevare la questione dell’improvvisa nomina di Tito Boeri a presidente dell’Inps, dopo appena due mesi dall’insediamento di Tiziano Treu, che ancora è in carica.
Secondo la legge, questo tipo di nomine devono essere sottoposte al parere preventivo, anche se solo consultivo, delle competenti commissioni parlamentari, le quali devono accertare se sussistono i requisiti (secondo il decreto legislativo n. 479 del 1994) consistenti in: “alta professionalità, capacità manageriale, qualificata esperienza nell’esercizio di funzioni attinenti al settore operativo dell’Ente”.
Alla Commissione Lavoro della Camera, presieduta dall’on.le Cesare Damiano, già ministro del lavoro, è iniziato lo scorso 20 gennaio il dibattito sul parere obbligatorio da dare al Governo sulla nomina.
Il relatore Sergio Pizzolante, appartenente al gruppo “Area Popolare” derivante dall’unione del “Nuovo Centro Destra” e dell’”Udc”, nella sua esposizione ha in conclusione affermato che “la produzione scientifica e le ricerche svolte, per quanto di elevata qualità, NON appaiono di per sé esaustive dei requisiti indicati dalla legge”. Questa affermazione è stata anche condivisa dall’on.le Renata Polverini, di “Forza Italia”, che ha detto “i criteri d’indubbia competenza del professor Boeri sotto il profilo accademico e scientifico non rispettano i requisiti previsti dalla legge con riferimento alla specifica capacità manageriale e alla qualificata esperienza del candidato nell’esercizio di funzioni attinenti al settore operativo dell’Ente.”
Questo, per quanto riguarda i requisiti.
Ma il sottoscritto aveva sollevato, nell’articolo del 29 dicembre 2013 diffuso da “Destra.it”, degli interrogativi sul perché di questa nomina improvvisa, senza che nessuno ne avesse parlato prima o ci fosse la necessità di coprire un vuoto istituzionale: ed aveva avanzato qualche sospetto sulla volontà del governo di apportare modifiche al sistema previdenziale – magari su richiesta della Commissione Europea – mediante l’utilizzo delle proposte del prof. Boeri che, essendo un illustre studioso, è indiscutibile.
Ebbene, nella sua relazione l’on.le Pizzolante, con un sistema molto democristiano, ha fatto le seguenti affermazioni che confermano quanto da noi sospettato:

• Il prof. Boeri è direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti, istituzione volta a promuovere la ricerca nel campo della riforma dei sistemi di welfare e dei mercati del lavoro;
• le sue proposte tendono a rendere più flessibile l’età di pensionamento attraverso riduzioni attuariali delle pensioni per i lavoratori con età inferiore ai requisiti;
• ha proposto di applicare un prelievo sulla quota di assegni previdenziali già erogati e calcolati con il metodo retributivo.

Insomma, per i pensionati e pensionandi si profila un periodo di riduzioni e di tagli sia alle future pensioni che a quelle in essere.
E’ strano che in un dibattito parlamentare rivolto solo ad accertare i requisiti di una persona si parli dei suoi progetti, tanto più che il presidente dell’Inps dovrebbe solo limitarsi ad applicare –nel modo migliore per il servizio ai cittadini – le leggi, e non formularle di proprie, così come è sempre avvenuto.
Evidentemente, il “renzismo” ha voluto, anche nel caso di Boeri, accantonare questo principio pensando di delegare lui per la predisposizione, al posto del ministro del lavoro ed ovviamente senza consultazione con le rappresentanze politiche e sociali, delle riforme che – guarda caso – la Fondazione Rodolfo Debenedetti aveva elaborato.
Ci sembra quindi che questa nomina (ripetiamo, del tutto improvvisa ed inaspettata) non sia il solito caso di una nomina clientelare o facente parte del cosiddetto “spoil system” (anche perché Treu era stato nominato dallo stesso governo), ma rientri nel quadro più complesso della riforma del welfare sull’esempio privatistico nordamericano.