Sabato sera, dopo la partita, mi ero messo a parlare con un conoscente, molto più interessato al calcio che alla politica, della partita della Nazionale. Il suo commento era stato, in sunto: “Barella e Kean sono due ottimi giocatori su cui la squadra dovrà puntare per il futuro”.
L’ho rivisto ‘sta mattina in pausa caffè e mi ha esordito: “Che palle con questo Kean, tutti i giornali parlano solo di lui perchè è nero, niente di Barella e gli fanno fare anche dichiarazioni politiche. Ci ritroveremo un nuovo Balotelli”.


Di fatto questa persona non aveva nemmeno fatto caso al fatto che Moise Kean fosse africano, lo vedeva solo come un calciatore e ne valutava le capacità, senza pensare al colore della sua pelle. Dopo due giorni di smazzolamento mediatico sul suo essere nero, sull’essere simbolo “di un’Italia diversa e migliore (cit)”, sul fatto che lo hanno intervistato sullo Ius Soli e via di seguito, a questo comune e apolitico cittadino, Kean stava sulle palle.
Questo aneddoto serve semplicemente a confermare il mio pensiero. Il razzismo in Italia non esiste e non è mai esistito. Esiste un sentimento di fastidio che è generato esclusivamente dalla sinistra e dai suoi media. E’ la discriminazione percepita, la costante discriminazione nei confronti degli italiani, unita ad una stucchevole e insistente propaganda, che crea un sentimento di fastidio.