Avendo seguito per 8 anni, prima come ufficio stampa del gruppo An in Commissione stragi e poi come consulente  della Commissione bicamerale Mitrokhin, non posso non esprimermi a riguardo dell’iniziativa della magistratura contro Steve Pieczenik. Nel merito l’iniziativa può essere considerata pertinente, almeno come verifica viste le gravi dichiarazioni dello stesso ex funzionario e, in verità agente Usa, che all’epoca del caso Moro venne in Italia a fare da “consulente” a Francesco Cossiga. Ma mi chiedo perché la Procura si muova  solo ora che si è ricostituita la Commissione sul Caso Moro e non quando sono uscite le dichiarazioni dello stesso Steve Pieczenik? Al limite avrebbe avuto più senso farlo audire dalla stessa Commissione Moro dotata dei poteri della magistratura, compresa la rogatoria internazionale.
Non vorremmo che ricominciasse la competizione già manifestatasi ai tempi delle precedenti commissioni quando le procure giocavano ad anticipare e talvolta “sanare” gravi inadempienze o, addirittura,  omissioni d’indagine storiche come nel caso dei Nasco – i nascondigli di armi e radio che il Kgb mise a disposizione della sua rete di spie e ampiamente certificati e individuati dal dossier Impedian.
Esiste, poi, un altro interrogativo che riguarda la neo istituita Commissione Moro: per quale ragione la legge istitutiva dispone di acquisire gli archivi delle altre commissioni d’inchiesta definendole genericamente  “analoghe Commissioni precedenti.”?
Non vorremmo si trattasse, come immortalato dalla vignetta mirabile di Forattini su Massimo D’Alema, di una nuova “sbianchettatura” che mira ad annullare un archivio prezioso e fornitissimo di migliaia di  documenti originali declassificati del servizio segreto italiano e di quelli dell’Est dal dopoguerra agli anni ’90.
Tra questi ad esempio quelli riguardanti Giuliana e Giorgio Conforto e l’arresto di Morucci e Faranda avvenuto proprio a casa di Giuliana e, come rivelato dallo stesso Cossiga, frutto di un accordo tra il KGB di cui Giorgio era agente su base ideologica e i servizi italiani. Ma molti altre connessioni si trovano in quell’archivio con documenti che dimostrano l’organicità dei movimenti terroristici anche italiani con l’internazionale del terrorismo coordinata dai servizi dell’Est.
Il caso Moro è stata una partita a scacchi delle superpotenze per far rimanere l’Italia allineata alla  logica di Yalta con vittorie e sconfitte da una parte e l’altra dello schieramento. La guerra fredda italiana non è ancora stata svelata speriamo che almeno questa volta si riesca a scoprirne, per acta, tutti i retroscena del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro in chiave internazionale e non interna come le stesse Br hanno più volte tentato di fare.
Un ultimo appello affinché il Presidente Fioroni ricordi l’indimenticato Enzo Fragalà di Alleanza nazionale che fu componente e protagonista  sia delle Commissione Stragi, sia della Commissione Mitrokhin intitolandogli un’aula a San Macuto. Sarebbe un segno di tempi nuovi.