Un’interessante mostra triestina significativamente intitolata “Cavour & Trieste, percorsi, politica e commerci nel Risorgimento”, ci offre uno sguardo inatteso quanto problematico sul processo unitario. Tralasciando l’aspetto bellico, i curatori — fortemente sostenuti da Massimo Greco, il dinamico assessore alla cultura della città giuliana — hanno preferito analizzare gli aspetti socio economici risorgimentali scegliendo, per di più, un duplice angolo di visuale: gli occhi attenti dello statista piemontese e quelli della borghesia triestina, filo austriaca per auree necessità ma non indifferente ai sentimenti risorgimentali. Un intreccio unico di idee, timori, aspettative.

L’esposizione prende spunto dal soggiorno nel 1836 a Trieste, allora asburgica, del  giovane Camillo Benso di Cavour. Il curiosissimo conte — già allora inviso alla polizia austriaca — passò i suoi giorni triestini osservando da vicino i cambiamenti che stavano trasformando radicalmente l’aspetto della città. In quegli anni Trieste, l’emporio del grande impero d’Austria, stava vivendo un momento magico: modernissimi bastimenti a vapore affollavano il suo porto e una ferrovia — per il tempo invenzione straordinaria e futuribile — collegava i moli giuliani al cuore del Continente, la Mitteleuropa. Nelle sue vacanze triestine il giovane Cavour ebbe altresì modo di osservare e capire un nuovo modo di concepire e di organizzare i traffici e cogliere le numerose possibilità di sviluppo e di guadagno per imprenditori e speculatori, ma anche per le nazioni e le città. Il tutto in una città da sempre cosmopolita e già (per convenienza o convinzione, poco importa) italiana. In sintesi, a Trieste Camillo Benso comprese, in tutta la loro forza, le potenzialità della modernità nazionale.

I giorni giuliani rimasero fissi nell’immaginario cavouriano. Rientrato nel Regno di Sardegna, il conte assunse rapidamente un ruolo politico e, dopo il dramma del 1849, divenne ministro. Ma non dimenticò mai Trieste: nel suo percorso politico — come evidenziato nell’ottimo catalogo  curato da Giulio Melinato e introdotto da Greco e Giuseppe Parlato —  per Cavour Trieste rimase un dato centrale, un paradigma e, al tempo stesso, un possibile ostacolo al progetto unitario.

Con lucidità Cavour vide nel capoluogo giuliano il cardine di un progetto geo economico asburgico complesso e, quindi, una realtà oggettivamente pericolosa per il Regno Sardo e le sue non celate ambizioni nazionali. Per il primo ministro di Vittorio Emanuele, Trieste asburgica, terminale mediterraneo del sistema mitteleuropeo e referente centrale di un complesso infrastrutturale incardinato sull’Adriatico, rappresentava il sigillo politico ed economico dell’egemonia austriaca sull’Italia. Da qui l’idea cavouriana di un sistema transtirrenico alternativo a quello asburgico, imperniato sulla politica ferroviaria piemontese, l’impegno sabaudo per i porti e gli arsenali di Genova e La Spezia, gli investimenti sulla flotta militare e mercantile e i nuovi  promettenti rapporti con la Confederazione Elvetica (dimenticando l’appoggio albertino ai cantoni secessionisti). Sempre memore del suo passaggio triestino, Cavour — notoriamente poco amante del mare — si nominò ministro della Marina, sostenne Rubattino e gli armatori liguri contro il Lloyd austriaco (e poi triestino). Era il 1853, la guerra economica contro l’impero era iniziata. Pochi anni dopo gli eserciti si sarebbero scontrati sui campi di Lombardia e del Veneto. L’Italia da allora è una realtà ma il conflitto tra il Tirreno e l’Adriatico ancor’oggi non si è concluso. Ma questa è un altra storia.

Civico Museo del Castello di San Giusto – Piazza della Cattedrale 3, Trieste

Sino al 5 giugno 2011 


Orario: aprile-ottobre tutti i giorni 9-19; novembre-marzo tutti i giorni 9-17. Chiuso 25 e 26 dicembre; 1 e 6 gennaio

Biglietto: € 5,00 intero / € 3,50 ridotto