L’Italia dei commissari tecnici si confronta sulle ragioni di un disastro calcistico che non è solo calcistico. E l’aspetto più divertente riguarda le pregnanti analisi dei politicamente corretti che, all’improvviso, scoprono la meritocrazia. Ma solo nel calcio, ovviamente.
Dunque, a loro avviso, il calcio italiano è in crisi perché si penalizzano i talenti, si imbrigliano i migliori, si annega tutto in una melassa di tatticismo esasperato che tende ad uniformare. In Italia, spiegano lorsignori, si vieta ad un ragazzino di tentare un colpo di tacco o una giocata geniale perché non rientra nella logica del tutti uguali e banali.
Tutto vero, indubbiamente. Peccato che questi signori fulminati sulla via di Coverciano ritornino ad essere i soliti noiosi politicamente corretti quando i loro pargoli abbandonano il terreno di gioco e si trasformano in studenti. Allora i talenti possono essere mortificati, in nome del tutti uguali ed ignoranti. Allora i colpi di genio sono vietati, vietato correre con il cervello e obbligatorio procedere lentamente, al passo di chi non ci arriva o non ha voglia. Vietato essere intelligenti, vietato essere curiosi, coraggiosi, intraprendenti. Rallentate, fermatevi, tornate indietro. Perché il commissario tecnico politicamente corretto vi vuole amorfi in aula e geniali solo con un pallone tra i piedi.
Non si può accettare una logica meritocratica in ogni settore, perché in tale caso non si potrebbero giustificare ministeri assegnati a Fedeli, Alfano, Poletti. Perché non si potrebbero giustificare nomine ai vertici di enti, associazioni, società di ogni genere. L’aurea mediocrità ha fatto danni colossali, anche perché era tutt’altro che aurea. Ma ora si scopre che nel calcio si può e si deve cambiare. Solo nel calcio, sia chiaro. Per questo il presidente del Coni invita i vertici del calcio a dimettersi per il fallimento. Ma lui non si è dimesso per i fallimenti degli altri sport, a partire dall’atletica.