Dunque sono due le modalità in cui gli immigrati africani posso essere sequestrati sulle navi al largo delle nostre coste. La differenza non consiste nel tipo di nave (corvetta, cacciatorpediniere, portaerei, transatlantico, peschereccio, paranza …), né sul trattamento dei profughi a bordo. Le ONG forniscono sempre, più o meno, gli stessi servizi: medici per le ferite del corpo, psicologi per quelli della psiche, mediatori linguistici per comprendere le loro esigenze, avvocati per difenderli da quelle autorità cattive che vorrebbero sapere come si chiamano, da dove vengono, e osano nutrire dubbi sul loro essere profughi di guerra, perseguitati politici o altro del genere.

No, le vere varianti del sequestro sono soltanto due: tutto dipende da chi sta al governo e dal fatto che ci siano o meno elezioni in corso.

Se al Governo, e possibilmente al Ministero del’interno, siede l’Orco-cattivo-Salvini, allora devono essere sbarcati quanto prima, allora pm e giudici competenti si scatenano, allora le capitanesse delle navi che speronano le nostre imbarcazioni militari diventano eroine, allora la stampa tuona contro l’imbarbarimento dei tempi, allora la Chiesa zanotelliana si mobilita.

Se al Governo non c’è Salvini, i profughi possono rimanersene a bagnomaria in mezzo al mare, pm e giudici sbrigano l’ordinario (quei casi di pizzo e quei banali ammazzamenti che non fanno notizia), le capitanesse stanno a casa a cucinare le torte, la stampa è consenziente, la Chiesa zanotelliana silente.

Come dicevo, la stessa disparità di trattamento si verifica, anzi si accentua, in occasione di elezioni. Nella presente tornata elettorale calabrese e soprattutto romagnola, paventandosi per la Sinistra governativa un vero disastro, bisogna rinviare il lavoro sporco a dopo i risultati, per non contrariare l’elettorato in fuga. E allora, così come non si è voluto consegnare Salvini ai giudici prima del voto, con lo stesso fine si procrastina al dopo elezioni lo spettacolo dello sbarco, con annessi e interessati addetti ai lavori.