Come si usa dire nulla è mai morto finché resta vivo il suo ricordo.
Se il Fascismo resta ancor oggi uno dei principali temi politici però lo si deve, piaccia o non piaccia, soprattutto ai suoi detrattori.
Ad un secolo dalla sua nascita dovrebbe essere ormai solo materia di studio per gli storici quale fenomeno unico e irripetibile e invece infiamma ancora un dibattito accanito, suscitando – di contro – ridicoli fenomeni di travestitismo e non solo in termini di abbigliamento.
Accanto a chi esprime condanne e severe critiche, infatti, presunti epigoni pretendono di richiamarsi, emulare e riprodurre un quadro storico in realtà unico e irripetibile.
Tra poche settimane ricorrerà il Centenario della Fondazione dei Fasci italiani di Combattimento, avvenuto il 23 marzo 1919 in Piazza San Sepolcro a Milano.
L’Italia che cercava di riprendersi dopo la fine della Prima Guerra Mondiale era sconvolta dalle violenze del cosiddetto ‘Biennio rosso’ scatenato dai socialisti sull’onda dei sommovimenti che pervadevano tutta Europa, che minacciava di travolgere l’Italia dopo la Rivoluzione Russa e i Moti Spartachisti tedeschi.
La risposta fu, come già avvenuto in Germania coi Freikorps, lasciata ai movimenti nazionalisti nati tra gli ex combattenti.
Al ritorno dalle battaglie nelle trincee, forgiati nella durezza di una guerra spietata, era stato per questi del tutto naturale ritrovarsi coi vecchi commilitoni e darsi una struttura politica.


Approfittando di questo insieme di circostanze Benito Mussolini, prima della guerra figura di spicco del Partito Socialista e direttore dell’Avanti giornale di partito, espulso poi per le sue posizioni interventiste, diede vita al primo embrione di Partito Fascista, fondendo e cercando di trovare una sintesi in questo movimento sia all’anima nazionalista, molto sentita dagli ex combattenti, sia alla dottrina economica socialista di cui era da sempre un elemento di spicco.
Come andò lo sappiamo tutti, e gli storici hanno espresso più volte il loro giudizio.
Certo è che il mondo non ha mai più potuto prescindere da quell’avvenimento che, nel bene o nel male, condiziona ancor oggi il dibattito e la scena politica italiana e internazionale.
Qualsiasi cosa si possa pensare del Fascismo e del suo fondatore, infatti, essi restano un riferimento imprescindibile per entusiasti sostenitori ma ancor più per feroci avversari, rendendo assolutamente realistica una delle ultime profezie di Mussolini: “…Il Mondo, me scomparso, avrà bisogno ancora dell’Idea che è stata e sarà la più audace, la più originale e la più mediterranea ed europea delle idee…” non spingendosi a prevedere, però, che l’idea cui accennava sarebbe stata imprescindibile soprattutto per i suoi avversatori…
In fondo, del resto, il più grande e sentito omaggio al Fascismo viene ormai proprio da loro.