Prima la firma del leghista Molinari sotto la pregiudiziale di costituzionalità alla norma che blinda Mediaset contro l’assalto dei francesi di Vivendi. Poi la reprimenda di Brunetta a Salvini, e infine i tre parlamentari azzurri trasmigrati sotto le insegne del Carroccio. Se non siamo al “tana libera tutti“, poco ci manca. Per evitarlo, il centrodestra deve smetterla di continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto e intraprendere un’operazione verità che chiami le cose con il proprio nome. A cominciare dai propri errori. Perché ne ha commessi tanti. E non da ora, ma dall’inizio all’attuale legislatura.

Il primo? Il via libera dato all’accordo tra Salvini e Di Maio per far nascere il Conte 1. Oggi Brunetta lo ha presentato come l’esito di una fuga in avanti del leader leghista. In realtà, fu una fujtina autorizzata da FI e FdI. Che poi, però, votarono contro il governo. Doppio errore. Una coalizione che si è presentata unita alle elezioni, non si lascia smontare come un giocattolo. E se lo fa, non è più tale. Il secondo è tutto di Salvini. Più che un errore, un harakiri. E per giunta in diretta tv, dove tutti hanno potuto farsi un’idea sentendolo prima dichiarare l’incompatibilità con il M5S, poi auspicare Di Maio premier, quindi invocare elezioni immediate e un secondo dopo annunciare la disponibilità ad approvare il taglio del numero dei parlamentari

Ma più brutta ancora è la parte che non si è vista: l’aver concordato il ritorno alle urne con Zingaretti quando tutti sapevano che i parlamentari del Pd rispondevano a Renzi. Un vero disastro. Dal quale ha tentato (altro errore) di rialzarsi contendendo  la piazza a Pappalardo. Ha occhieggiato ai no mask e avallato ogni posizione puntasse a minimizzare la portata del Covid. In compenso, è riuscito a far scambiare Conte per uno statista e Di Maio per Cavour. Nel frattempo, il centrodestra si spaccava sul Mes, alle regionali faceva fifty-fifty con il Pd (senza M5S) in barba al salvinano «7 a 0» della vigilia per poi consolarsi con la vittoria del “” al referendum taglia-poltrone che ha solo ridato fiato ai grillini.

E siamo all’oggi, alla vigilia di un turno amministrativo che riguarda inezie come Roma, Milano, Napoli, Torino, Palermo, Bologna, Trieste. E senza uno straccio di progetto diverso dall’altalena dei sondaggi, dal rituale appello all’unità, e dall’accusa a Conte di «non telefonare». Un po’ poco per affrontare in termini alternativi il giro di boa della legislatura e quindi imboccare la strada che conduce all’elezione del successore di Mattarella al Quirinale. Già, è per questo, più che per Mediaset, che Berlusconi tira a lucido l’anima centrista di Forza Italia. Lo lasciamo andare verso un Nazareno-bis con Salvini e Meloni a rivendicare coerenza? Liberissimi, ma in cantiere c’è una legge elettorale proporzionale, congegnata apposta per tenere Lega e FdI in eterno all’opposizione. Urge la politica. Se si vuole dimostrare che c’è vita anche in un centrodestra a trazione diversa da quella moderata, è ora che bisogna dimostrarlo. Domani è troppo tardi.