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Bello e importante l’articolo di Matteo Zanon dedicato, su Il Foglio, al Front National e alle sue strategie metapolitiche. Vale la pena di rifletterci.

Punto primo: il giornalista ha registrato un dato certo: Marine Le Pen è oggi al vertice in tutti i sondaggi francesi, ha umiliato Hollande, Valls, Sarkozy, e continua a crescere. Il tutto, nonostante i continui attacchi mediatici e le tante bucce di banana disseminate sul suo percorso dalla magistratura (vedi i pasticci contabili per i compensi ai collaboratori a Bruxelles). Per la prima volta, incredibilmente, l’Eliseo è alla portata del Front National.

Punto due: Marine Le Pen non è più solo e soltanto la «portavoce del popolo, della Francia silenziosa, dei petit blancs di provincia tagliati fuori dai vantaggi della globalizzazione», ma è in grado d’interpretare in modo credibile e vincente categorie e segmenti storicamente distanti, tra tutti «l’alta funzione pubblica e gli intellettuali».

Zanon ha ragione. È giusto, però, approfondire, spiegare. In Francia la grande burocrazia statale è un’eredità napoleonica, formata nelle grandi scuole — Polytechinique, l’Ena, Science Po — con severità cartesiana, grandi ambizioni e vera cultura di governo. Una casta chiusa e potente. Molto potente. Grazie a Florian Philippot e Philippe Martel, ambedue ex Ena, la bionda signora è riuscita non solo a farsi ascoltare da quel piccolo mondo ristretto ed elitario ma (sorpresa!) e riuscita a convincere e reclutare consulenti di valore. Da qui il circolo de Les Horacles, un gruppo di tecnocrati e alti funzionari che appoggia, sostiene e consiglia Marine nella sua corsa storica.

In poco tempo, come riferisce il giornalista, il gruppo ha preso consistenza e forza e oggi — altro scandalo nel panorama francese — non teme di palesarsi sotto il nome di Jean Moulin, l’eroe gaullista del maquis antitedesco. Nessuna sorpresa, come avevamo già scritto nel 2012 su Destra.it, il nuovo corso del FN si ispira a Moulin e al manifesto del CNR (Consiglio Nazionale della Resistenza) del ’44. Con buona pace dei “puri e duri” ancora fedeli a Jean Marie, sarà proprio l’associazione Moulin a garantire l’indispensabile profilo governista di Marine e a scardinare la rete di potere socialista e sarkozista.

Al tempo stesso, vi è molta confusione nel mondo delle lettere e della cultura transalpina. Riprendendo ancora Zanon vi è un grande movimento di idee: «Stiamo parlando di Phillippe de Villiers, scrittore vicino alla giovane Marion, la più sensibile al discorso sulla tradizione cattolica, di Patrick Buisson, e di Eric Zemmour, il potente réac de Le Figaro, che Marine Le Pen vorrebbe al ministero della Cultura. I loro libri, rispettivamente, Les cloches sonneront-elles encore demain, La cause du peuple e Le Suicide française sono i tre più venduti in Francia : simbolo di un vento intellettuale che sta cambiando direzione, e Marine si mette in scia».

Risultato? La signora Le Pen e/o i suoi collaboratori hanno letto e ben digerito – attraverso la lettura di Alain de Benoist e della Nouvelle Droite — la lezione di Antonio Gramsci e compreso che l’egemonia culturale, la vittoria delle idee sono il punto chiave per ogni progetto di cambiamento.

Marine Le Pen corre e (forse) vincerà. Speriamo. Qualsiasi sarà il risultato, il FN diverrà e rimarrà un protagonista centrale della scena francese. Una lezione chiara anche, e soprattutto, per la destra italiana, ormai ridotta a rincorrere Salvini, a vociare contro gli immigrati o ad autocelebrarsi nelle ricorrenze funerarie, ma incapace di uno straccio di progetto, di pensiero, di elaborazione e impossibilitata, per la sua terribile superficialità, a conservare un dialogo persino con i blocchi sociali omogenei.

Quando i destristri nostrani capiranno che è tempo di leggere, ascoltare, comprendere, per, poi, agire? I materiali per riflettere non mancano. Come ricordava Giovanni Gentile «ogni atto spirituale è pratico, sicchè il volere non è altro che la concretezza del conoscere che si riduce in realtà». Purtroppo a destra — da tempo, troppo tempo — la “dialettica del pensare” è un’esercizio dimenticato e Gentile è solo un’icona sbiadita.