“Anche noi dobbiamo avere un Cetto Laqualunque”. A volte basta una frase ripresa da un’intercettazione telefonica per rappresentare un mondo. In questo caso quello torinese. Lo stesso mondo che compare in un romanzo di Maurizio Pagliassotti, “Sistema Torino, Sistema Italia”. Dove, in realtà, la forma del romanzo è solo un sacrosanto escamotage per evitare querele. Perché si tratta di un saggio romanzato che racconta lo squallore di un mondo, quello torinese, perfettamente identico a quello nazionale. Anche se il neopresidente regionale, Sergio Chiamparino, non perde occasione per esaltare la “diversità subalpina”. Che non esiste se non per quanto riguarda un’indubbia professionalità nel nascondere le cose.

Un mondo chiuso, dove magistrati e politici vanno sempre a braccetto, con la benedizione di grossi industriali (grandi industriali è tutt’altra cosa) e banchieri, accompagnati dai luoghi comuni e banalità assortite del locale Pastore d’anime. Così, con la finzione del romanzo, il libro di Pagliassotti può raccontare della “curiosa” disattenzione dei magistrati subalpini nei confronti del tesoro nascosto all’estero da sua maestà l’Avvocato e reso pubblico dalla figlia Margherita Agnelli. Nella totale indifferenza della giustizia e di Equitalia.

E che sarà mai qualche miliardo di euro nascosto al Fisco italiano? Meglio occuparsi di una multa non pagata per divieto di sosta. Ma come si fa a trasformare il letame reale in un’immagine di campi in fiore? Con i giornalisti che fan parte di questo sistema. Perfettamente descritti da Sistema Torino, nei loro tic e nelle loro polemiche a senso unico, nell’abuso del politicamente corretto e nel ricorso alle amicizie sempre inserite nel Sistema.

E che c’entra Cetto Laqualunque? Nel libro nulla. Il Sistema è talmente marcio che ogni volume che lo descrive andrebbe riaggiornato settimanalmente. Cetto è il politico che la ‘ndrangheta voleva far eleggere per tutelarsi. Per poter operare senza troppe difficoltà all’interno dei lavori per la Tav. In quella Val Susa dove tutto va bene e tutto è regolare. In quella Val Susa dove i grandi esperti ambientali (pubblici e privati) avevano assicurato che non ci fosse amianto quando avevano dato il via libera ad alcune opere per le Olimpiadi del 2006. Nonostante le affermazioni opposte dei valligiani. E l’amianto, puntualmente, era comparso al primo colpo di pala. Obbligando ad un trasferimento immediato dei lavori su un altro sito, con aggravio di costi. Un particolare che Chiamparino dimentica sempre, quando parla delle limpide Olimpiadi.

Un particolare come quello delle frequentazioni politiche dei mafiosi calabresi impegnati a cercare Cetto. Già, l’amico (non indagato) del manovratore di Cetto fa parte di una formazione che appoggia il Sistema al governo. Tutto va ben, madama la marchesa.

 

Maurizio Pagliassotti

CHI COMANDA TORINO?

Castelvecchi editore, 2014

Ppgg. 192 €  14,90