Il Rinascimento italiano non smette d’affascinare, d’intrigare. Appassionare. Artisti, mecenati, letterati, principi illuminati ma anche congiure, complotti, tradimenti e bugie. Pochi guerrieri, molti pugnali, tanti denari. I Borgia, la sulfurosa dinastia “papale”, sono il perfetto paradigma di questo tempo magnifico e crudele. Non a caso Storia in Rete — la bella rivista di Fabio Andriola — dedica la copertina del suo nuovo numero proprio a Lucrezia Borgia, scomparsa il 24 giugno di cinquecento anni fa tra i rimpianti dei suoi sudditi. Passata alla storia come avvelenatrice, incestuosa e gran puttana, la figlia di papa Alessandro VI fu in realtà molto diversa dalla figura che le hanno appiccicato addosso le malelingue e poi la cultura pop nell’Ottocento. Storia in Rete, con la penna di due esperte del periodo, le sorelle Martignoni, ripercorre la vita di questa grande (e bella) donna del Rinascimento, cercando di disperdere le nebbie della leggenda nera che l’avvolge.

Prosegue poi il dibattito attorno alla Spedizione dei Mille: quanto è importante contare i primi compagni di Garibaldi nell’impresa che fece l’Unità d’Italia? Ne parlano Antonio V. Boccia, Pino Aprile e Aldo G. Ricci. Dalla costruzione di una nazione alla distruzione di un’intera area geografica: se ne parla a proposito della parabola di Lawrence d’Arabia, con il suo tentativo di liberare gli arabi infranto dalla politica imperialista di Londra e Parigi. Di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze… E quindi, i diari di Federzoni, gerarca fascista ma monarchico di ferro, e l’ingresso dell’Italia nella NATO, una manovra politica di De Gasperi, Scorza e papa Pio XII che restituì al paese dignità fra le nazioni post-Seconda guerra mondiale, ma ci legò mani e piedi a un’alleanza, con tutti i suoi rischi e ipoteche. Il conto lo paghiamo ancora oggi…

Indietro al Secolo di Ferro, con i ritratti di Carlo V, l’ultimo Imperatore che aspirò alla renovatio universale, e suo figlio illegittimo, don Giovanni d’Austria, vincitore di Lepanto e uomo dalla adamantina fede cattolica. Infine, le ferriere di Mongiana, l’industria siderurgica delle Due Sicilie chiusa tra polemiche e scandali dopo l’Unità d’Italia e la sorprendente (e lunghissima) storia degli automi, il sogno di creare uomini e animali meccanici che affonda le radici nel mito antico.