Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.”

(Gilbert K. Chesterton)

 

Domenica 5 ottobre in cento città italiane molti liberi cittadini, avvisati dal passaparola e dai social net, si sono riuniti pacificamente, senza insegne di partito, si sono schierati a distanza regolare sulla piazza tenendo in mano un libro e in silenzio. L’intenzione era di testimoniare la loro contrarietà a una legge che il PD, con la complicità di uno schieramento politico bipartisan, sta cercando di imporre agli italiani.

Si tratta del disegno di legge che prende nome dal proponente, il Sottosegretario on. Ivan Scalfarotto, deputato PD, e che ha come scopo la difesa degli omosessuali da atti di violenza e da forme di discriminazione. Fin qui saremmo nel campo delle rette intenzioni, anche se gli omosessuali, come tutti i cittadini di qualsiasi orientamento sessuale, sono già tutelati dal Codice Penale. C’è però un particolare inquietante: il disegno di legge già approvato nel settembre 2013 dalla Camera dei Deputati e ora all’esame del Senato, si propone di introdurre uno specifico reato di omofobia, neologismo quanto mai vago e impreciso. Questa imprecisione circa la fattispecie di reato comporterà che chiunque in pubblico affermerà di essere contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso o che la famiglia naturale è fondata sull’unione tra un uomo e una donna e che il bambino per crescere ha bisogno di un papà e di una mamma e quindi è contrario anche alle adozioni da parte di coppie omosessuali, potrebbe essere denunciato, rischiando fino a un anno e mezzo di carcere. Ovvero distinguere tra un reale episodio di discriminazione e una libera manifestazione di pensiero sarà a discrezione del giudice.

La maggioranza degli italiani, occupata da ben più gravi problemi, è abbastanza disinformata circa la pericolosità di questo disegno di legge che il PD cerca di fare approvare velocemente e nascondendolo nel fumo della retorica buonista. Di fronte a questa minaccia liberticida, a metà del 2013, sull’esempio di realtà francesi che si sono opposte all’analoga legge Taubira, è nata, dal basso e spontaneamente, una rete apolitica e aconfessionale composta da cittadini che intendono vigilare su quanto accade nella società e sulle azioni di chi intende usare le leggi per distruggere l’uomo e la civiltà. Questa rete ha scelto il nome di “Sentinelle in piedi” e la modalità di schierarsi ordinatamente in piazza, in silenzio e con un libro in mano, simbolo di formazione permanente. Naturalmente prima di ogni veglia  vengono avvisate le autorità competenti e non si creano disagi all’ordine pubblico. Niente slogan, niente bandiere, niente urla né preghiere ma solo una silenziosa presenza per un’ora su una piazza.

Durante il 2014 queste veglie si sono tenute pacificamente a Milano, a Roma, e in molte altre località anche piccole. Si riunivano tranquille famiglie con bambini, persone anziane, molti giovani, espressione di tutti i censi e professioni e di tutte le confessioni e tendenze politiche. Lo scopo dichiarato e accettato da tutti partecipanti non è manifestare contro gli omosessuali, ma di difendere la propria libertà di espressione contro chi li vorrebbe imbavagliare.

E’ necessaria questa precisazione perché i sostenitori del DDL Scalfarotto accusano falsamente le Sentinelle in piedi di essere omofobi e di volere perseguitare gli omosessuali. Nel corso dell’anno il numero delle Sentinelle in piedi è cresciuto esponenzialmente e le città che le hanno viste all’opera sono aumentate. C’è stata qualche polemica sulla stampa, qualche timido tentativo di contromanifestazione tenuto a bada senza fatica dalle forze dell’ordine. Ero presente a Milano, a Busto Arsizio e a Roma e non ho visto alcuna contestazione neanche verbale ma so che in altre città c’è stata qualche manifestazione più o meno chiassosa, più o meno numerosa ma senza gravi problemi di ordine pubblico.

Il 5 ottobre le Sentinelle in piedi avevano programmato la loro veglia in cento città ma, evidentemente, la testimonianza silenziosa deve aver impensierito chi vuole imporre agli italiani il pensiero unico. A Bologna e a Torino sono confluiti i teppisti dei centri sociali , scesi in campo a dar man forte allo sparuto popolo arcobaleno delle associazioni omosessualiste e hanno cercato di occupare la piazza per impedire la veglia. Tenuti lontani dalle forze dell’ordine hanno scatenato una guerriglia urbana, che dalle urla, insulti e minacce (e schedatura fotografica dei partecipanti) è passata presto al lancio di fumogeni e bottiglie contro le Sentinelle, non risparmiando donne e bambini. A Bologna si è scatenata anche una caccia all’uomo con aggressioni. A Rovereto una ventina di anarchici vestiti di nero ha occupato la piazza e ferito due persone.

Dalle modalità si percepisce una violenza pianificata e, in merito alla responsabilità, le foto e i filmati mostrano bandiere rosse di Rifondazione, esponenti politici locali della sinistra frammisti ai “casseurs” dei centri sociali equipaggiati con caschi . Le urla e le minacce sono le stesse di mezzo secolo fa: Lo slogan più “gettonato” a Bologna e Torino era il sempreverde “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Come ai tempi della Maggioranza silenziosa, liberi cittadini che testimoniano in silenzio e nel rispetto dell’ordine in difesa della libertà diventano vittime dell’aggressione rossa. Naturalmente dopo i fattacci, qualche esponente del PD pur confermando l’accusa di omofobia verso le Sentinelle, ha preso le distanze dai violenti, preoccupato soprattutto dal clamore che ha costretto i media a occuparsi per la prima volta dell’opposizione al disegno di legge e a portare sotto gli occhi di tutti l’atteggiamento “democratico” di certi falsi difensori di diritti e di tolleranza. A questo punto tocca ai politici d’opposizione far la loro parte, prendendo chiara posizione in merito al DDL Scalfarotto e sollecitando il Ministro Angelino Alfano a far rispettare la legge permettendo lo svolgimento regolare delle manifestazioni autorizzate senza rischi per i cittadini e tenendo a bada i facinorosi.