Com’era prevedibile il gesto e le parole del ministro Salvini al comizio di sabato scorso hanno scatenato una serie di polemiche e discussioni. Ho sentito e letto diverse riflessioni. Certamente non sarò io a porre fine alle varie polemiche. Da cattolico, da credente, da uomo della strada, mi limito  a sostenere questo: fa certamente piacere ascoltare e vedere un ministro, un politico, fare affidamento alla Madonna e ostentare la corona del Rosario. Non capita spesso, anzi, di solito si fa di tutto, per nascondere le proprie convinzioni religiose.

L’accusa di molti è stata di aver strumentalizzato la religione, agitando il rosario, invocando i Santi patroni d’Europa, riprendendo Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e, soprattutto, affidandosi al Cuore Immacolato di Maria. Ero presente alla manifestazione di sabato scorso in piazza Duomo, e per certi versi è stato anche emozionante, quando sugli schermi passavano le immagini di Chesterton, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, il cardinale Robert Sarah.

Sulle polemiche di questi giorni è intervenuto Marco Invernizzi, reggente generale di Alleanza Cattolica, «Si può legittimamente dubitare delle proposte politiche di Salvini e delle sue esternazioni religiose, ma non ci si può permettere di voltarsi dall’altra parte di fronte ai tanti che applaudono i Pontefici che appaiono sul maxischermo nei suoi comizi, ai tanti che credono convinti al fatto che l’Europa debba rimanere fedele a quelle radici cristiane appena evocate dal palco. Lo dico come fedele che crede nell’obbedienza e nel rispetto verso i propri pastori della Chiesa: quei fedeli sono i vostri fedeli, possono essere corretti se sbagliano o eccedono, ma sono semplicemente cattolici. Come me, come voi che siete stati chiamati a guidare la Sposa di Cristo.»

Adesso ci aspettiamo che a questi gesti seguono i fatti, che non significa far diventare l’Italia un Paese confessionale, ma ci aspettiamo una politica di buone leggi per il bene comune. E attenzione come scrive bene Domenico Airoma, «Non si tratta di per sé di imporre particolari “valori confessionali”, ma di concorrere alla tutela di un bene comune che non perda di vista il riferimento vincolante della ‘sfera pubblica’ alla verità della persona e alla dignità della convivenza umana.

La querelle sul leader leghista mi dà l’opportunità di fare un ragionamento più articolato sul rapporto tra politica e religione. I cristiani, i cattolici dovrebbero sapere però che non basta avere politici, partiti, buone leggi, per fare una buona società, per farla diventare cristiana secondo il piano di Dio.

Recentemente ho letto e presentato un libro profetico, «L’Opzione Benedetto» di Rod Dreher, edito da San Paolo (2018). Il giornalista americano, al capitolo 4 (Un nuovo genere di politica cristiana) sostiene che il cattolico ortodosso non può assolutamente fare totale affidamento nella politica. Certamente “la politica non salverà il mondo”. Pertanto non bisogna farsi tante illusioni su certi politici o partiti. Dreher fa riferimento al suo Paese, gli Stati Uniti, ma il ragionamento può essere esteso anche all’Italia.

Per i cristiani, tra gli effetti dell’inaspettata vittoria del Buon Vecchio Partito Repubblicano, per Dreher vi è «la tentazione di adorare il potere, e di compromettere la propria anima per continuare ad avervi accesso. Esistono svariati modi di incensare Cesare e alcuni eminenti cristiani pro-Trump hanno indiscutibilmente attraversato la linea, durante la stagione della campagna».

Un altro pericolo per i cristiani è quello di cadere nell’indifferenza. Pensare che ora ci pensa la politica a cambiare la società. «Nessuna amministrazione a Washington, non importa quanto ostentatamente pro-cristiana, è capace di fermare le tendenze culturali tese alla desacralizzazione e alla frammentazione che crescono da secoli. Attendersi qualcosa di diverso equivale a fare della politica un falso idolo».

I cristiani americani negli ultimi trent’anni che pensavano di far arretrare la «marea dell’aggressivo liberalismo degli anni Sessanta semplicemente votando per i repubblicani conservatori». Gli esiti furono decisamente misti, sia sul fronte legislativo che giudiziario. Tuttavia nel suo complesso per Dreher i cristiani hanno fallito. Infatti, «Il diritto fondamentale all’aborto rimane solidamente al suo posto e i numeri dei sondaggi d’opinione, dall’epoca della sentenza della causa Roe vs. Wade [pro-aborto, N.d.T.], a oggi non sono significativamente cambiati. Il modello tradizionale di matrimonio e di famiglia non è stato tutelato nè dalla legge nè dal costume, e per questo motivo le corti sono inclini a imporre drammatiche riduzioni della libertà religiosa in nome dell’anti-discriminazione».

Pertanto potremmo avere una buona legge, ma questa cancellerà, «la legge iscritta nel cuore dell’uomo? No, non lo farà. La politica non supplisce alla santità personale. La cosa migliore che un cristiano ortodosso possa sperare dalla politica è che riesca ad aprire uno spazio affinchè la Chiesa possa svolgere la propria opera di carità, edificazione culturale e conversione».

Lance Kinzer, un politico repubblicano che ha abbandonato il proprio seggio nell’ assemblea legislativa dell’Arkansas, ricorda che i cristiani devono puntare decisamente sulla libertà religiosa, convincersi e ragionare soprattutto che siamo diventati una minoranza. «Occorre che interiorizziamo cosa davvero significhi porsi in posizione di minoranza. Cominciare a pensare in questi termini è davvero decisivo. Se non lo faremo, continueremo a operare in base a regole del gioco che hanno pochissimo a che fare con la partita che si sta effettivamente giocando».

Gli spazi della politica dei cristiani si sono ristretti considerevolmente.

Infatti per Dreher, «la maggioranza degli americani non solo respingerà molte delle cose che i cristiani considerano buone, ma le chiamerà persino cattive. Tentare di rivendicare l’influenza che abbiamo perso sarà uno spreco di energie […]». Ricordate il livore, le invettive del femminismo nostrano in occasione del Congresso per la Famiglia di Verona.

Per il filosofo cristiano Scott Moore, sbagliamo quando parliamo della politica come mera arte dello Stato. «La politica riguarda il modo in cui ordiniamo la nostra vita insieme nella polis, sia essa una città, una comunità o persino una famiglia. – per Moore – riguarda il modo in cui viviamo insieme, in cui riconosciamo e preserviamo ciò che è più importante, in cui coltiviamo le amicizie, e istruiamo i nostri figli, in cui pensiamo e parliamo di quale genere di vita sia davvero buona».

Inoltre il libro di Dreher fa un interessante riferimento alla difficile vita dei dissidenti cechi, come Vaclav Havel, Vaclav Benda, sottoposti all’oppressione del sistema comunista, questi «offrono una visione potente per una politica cristiana autentica in un mondo in cui siamo una minoranza disprezzata senza potere». Abbiamo molto da imparare da questi uomini.

Era Havel che predicava la “politica antipolitica”, che poi significava “vivere nella verità”, questa sua affermazione era sintetizzata in un suo saggio uscito nel 1978 intitolato significativamente «Il potere dei senza potere», si tratta di un documento notevole, fatto oggetto di attento studio e riflessione in Occidente.

Concludo questa lunga digressione sperando che ci porti a capire lo stato d’animo che deve avere oggi il cristiano che va a votare. Cominciando a sostenere col voto quei candidati che hanno almeno sottoscritto quei principi inderogabili proposti dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli (CDNF) del movimento del Family Day, guidato dal professore Massimo Gandolfini. Naturalmente avendo presente, scrive Dreher a conclusione del capitolo, «Le profonde forze culturali che da secoli separano l’Occidente da Dio non verranno arrestate o rovesciate da una singola elezione, nè da alcuna elezione in assoluto».