Talvolta la politica può diventare una “brutta roba”. Trombature, tradimenti, cadute rovinose. Pernacchie da Crozza e sfottò da tutti. È il destino (cinico e baro…) di Antonio Ingroia, ex pm “democratico” ma soprattutto ex capo supremo di “Rivoluzione civile”, malinconico spezzone della sinistra più sinistra. Roba patetica. L’ennesimo fallimento dei post marxisti nostrani.

Ma la sfiga non ha limite. Dopo il naufragio politico è arrivato anche quello professionale. Il fato crudele ha inviato le “fiamme gialle” a rovistare tra i disordinati conti del giustizialista siculo e sono cominciati altri guai (cliccate e avrete le risposte, tutte imbarazzanti) …

Disgrazie intrecciate. Alla fine il maltrattato ego dell’Ingroia nostro non ha retto al verdetto degli elettori e ai problemi contabili. Con esiti devastanti. Negli ambienti di Palermo e Roma si sussurrava da tempo che l’ometto si fosse incupito cercando rifugio nell’alcool. Un baratro senza fondo.

Pettegolezzi, cattiverie di palazzo, certo ma oggi confermate dalle agenzie stampa con una notizia ferale: il compagno Ingroia — il giudice, l’onesto, il probo, il “rivoluzionario civile” — è stato fermato il 19 aprile all’aeroporto parigino di Roissy mentre si stava imbarcando su un volo per l’Italia. Questioni di bicchiere, anzi di fiaschi. Il personale della compagnia aerea ha dovuto chiamare gli agenti aeroportuali perché il “compagno” Ingroia era visibilmente in stato di ebbrezza molesta. L’antica bandiera di “Rivoluzione civile” è stata costretta a tornare al gate. Secondo fonti aeroportuali, «il rifiuto di imbarco non avrebbe provocato resistenza da parte di Ingroia» (troppo ciucco per reagire..).

Alla fine lo hanno portato in una stanzetta a smaltire la sbornia; poi, ripresi i sensi, dopo molti caffè e qualche vomitata, il traballante è stato fatto partire. Cin cin, prosit, salute e un’altro brindisi al comunismo…