Sono cresciuto in Brianza, ma ho la camminata da milanese frettoloso: copro distanze lunghe in tempi quasi minimi. Dato il baricentro alto, ho però uno scatto assai meno formidabile. Credo di poter fare 100 metri in 13 secondi. Se dico che Usain Bolt, con un baricentro anche più alto del mio, ce ne mette 9, non dico che anch’io posso farlo: esprimo un semplice dato di realtà. Un’operazione molto disonesta sarebbe invece dire che per forza di cose Bolt ce ne mette almeno 12: sarebbe scorretto minimizzare la prodezza del campione di corsa, per non ammettere che mi surclassa.

Internet è come i coltelli: un bravo chirurgo ci salva le vite, un omicida le stronca. Si possono diffondere cose belle, con internet, ma anche nocive idiozie. Circola, in queste settimane di pandemia, un “post” orripilante su Facebook. Un testo sgrammaticato, su fondo variamente colorato, non firmato, sostiene che: “I soldi donati per il corona… fanno la fine di quelli di Amatrice – non donate, piuttosto fate la spesa in negozi italiani” (ho evitato di rendere la punteggiatura come è nel testo originale).

Tralasciando che “i soldi donati per il corona” fa quasi pensare che sia stata istituita una raccolta fondi in favore del virus; sorvolando sulla vigliaccheria di chi ha originariamente diffuso questo messaggio senza firmarsi, e non specifica a quale delle tante raccolte si riferisce (o si riferisce forse a tutte?); non si tratta soltanto di una “bufala”, ideata da qualche analfabeta e diffusa da tanti oligofrenici; è la dimostrazione (l’ennesima) d’una mentalità gretta, bieca, orrenda – il cinismo.

Sia chiaro: con “cinismo” non ci si riferisce alla corrente filosofica greca (Diogene, secolo IV a.C.) – non priva d’una sua nobiltà; ma quella mentalità, sempre più diffusa, che mescola individualismo, sarcasmo e soprattutto deprecazione della natura umana; e tanto va di moda sia in film e telefilm americani, che sui “social network”.

Chi è, oggi, il cinico? È colui che percorre i 100 metri in 30 secondi; e nega che lo scrivente li copra in 13 e Bolt in 9. Perché, se ammettesse un marciatore allampanato li termina in meno della metà, e un grande atleta in nemmeno un terzo del terzo che impiega lui, dovrebbe riconoscere d’essere molto lento. Allora preferisce sparar balle: Bolt e lo scrivente non hanno percorso tutto il percorso, oppure hanno tagliato, o magari hanno fatto partire il cronometro tardi o lo hanno stoppato in anticipo. Il cinico è quello che ripete sempre: Eh, c’è sotto qualcosa, non me la contate su tutta! E giù ammiccamenti, colpetti di gomito, “boccaccia mia statte zitta”.

Il cinico è la racchia che quando vede una bellona dice che sarà senz’altro ritoccata; quando qualcuno fa carriera, si dice certo ci siano state spintarelle e raccomandazioni; quando qualcuno fa qualcosa di buono, sentenzia “nessuno fa niente in cambio di nulla”. Cinico è, appunto, chi non fa nulla per nessuno.

Uno degli slogan preferiti dei minorati mentali da “social network” è: “falso perbenismo”. Girate pure Facebook, i commenti su YouTube e via dicendo: troverete sempre qualche svantaggiato che da del “falso perbenista” a chicchessia.

Se proprio si deve utilizzare questo inelegante termine, un po’ tautologico, “falso perbenista” è chi, dal profondo di una deficienza intellettiva abissale, sparge ai quattro venti cose il “post” sulle raccolte fondi “per il corona” che farebbero (ribadiamo: farebbero) “la fine di quelli di Amatrice”.

Perché, dietro gli sguardi lombrosiani che coi loro occhi bovini e le loro fattezze da residuati del Cottolengo ammiccano dalle loro immagini-profilo di Facebook, non si celano soltanto le candide (nel senso di affette da “candida albicans”) vittime d’una bufala online; ma si palesa anche l’emerita imbecillità e disonestà di chi non ha mai mosso un dito per niente e per nessuno, e per non dover ammettere che invece c’è chi si fa il mazzo per contribuire a risolvere un problema enorme, bercia che no: nessuno sta davvero aiutando, o almeno nessuno lo fa con disinteresse: chi lo fa, lo fa per lucro (e cara lei, sapesse… tutto un magna magna…).

Chi, vantandosi di “non passare per fesso” (come se le espressioni facciali potessero far sospettare altro) diffonde queste balle, non solo insulta tutte quelle persone che si stanno impegnando, spesso con mezzi insufficienti e in strutture fatiscenti, e soprattutto a rischio della vita, per salvare delle vite da questa orrenda situazione che è la pandemia da COVID-19; chi le sparge, contribuisce allo svilimento della natura umana.

Perché sì: correre 100 metri in 9 secondi è un’impresa da record, incredibile; ma qualcuno ci riesce. Con buona pace anche della retorica, più bonacciona ma quasi altrettanto nociva, del “non sono eroi ma soltanto uomini e donne che fanno il loro dovere” (perché negare l’eroismo, perché non ammettere che la bellezza dell’umanità sta proprio nel fatto che l’essere umano è capace d’essere eroico?), esiste chi fa del bene per disinteresse.

Passerà per “fesso”, ma lo fa. Magari non si aspetta di essere ringraziato: ma non può, non deve essere insultato, svilito, dileggiato da pletore di imbecilli che negano la bontà altrui per mascherare la loro meschinità.

Vadano, questi cretini con la mania di “far girare” l’ennesima “notizia scomoda”, a dire che la raccolta fondi finisce in tasche disoneste, a “condividere il post” alla Protezione Civile, o alla Croce Rossa, o nei reparti ospedalieri, o dall’Ordine di Malta, o da tante onlus che si stanno adoperando per portare soccorso.