Cari compagni, ormai siete alla frutta, un’armata disordinata di Tafazzi, dedita all’odio politico ed alla critica fine a stessa. Ancora un po’ di tempo e dovremo indire una campagna per la vostra adozione, a distanza questo è ovvio, perché ci manchereste se un domani vi capitasse di scomparire.

Di questi tempi c’è tutta una serie di esternazioni a dimostrarlo, una più triste o esilarante dell’altra, a seconda dei gusti.

Iniziamo con quella bella compagna che ha esibito un cartello con su scritto :” Meglio buonista e puttana che fascista e salviniana”. Come prima reazione un po’ becera verrebbe da dire : “ ma se vuoi battere, c’è proprio bisogno di tirar dentro i fascisti?”. Invece ammettiamo che tu, cara compagna, venissi costretta a “fare la vita”, come si diceva un volta, per reazione a questo mondo un po’ troppo sovranista. Ma ti sei chiesto , una volta compiuta questa scelta, come faresti a selezionare la tua clientela ? E se, nell’esercizio delle tue “nobili” funzioni , ti capitasse di dare piacere ad un salviniano? Pensa che smacco! Vedi, per attuare il tuo proposito, occorrerebbe selezionare la gente, discriminare chi non la pensa come te, infine marchiare gli indesiderati. C’è chi lo ha già fatto in passato e non mi sembra che la Storia lo abbia approvato.

Poi c’è Bersani, lo smacchiatore di giaguari ; interviene in una trasmissione televisiva e risulta quasi simpatico. Ma la conduttrice gli rivolge un’ultima, fatale domanda : “Se tornasse al governo, quale sarebbe il primo provvedimento che attuerebbe ?”. Un assist grande come una casa, che nemmeno Candreva a porta vuota sbaglierebbe. Bersani avrebbe potuto dire una legge per le periferie, una contro la disoccupazione, una nuova spinta all’economia,  il via a nuove opere pubbliche ; e invece che ti fa il condottiero smacchiato della sinistra? “Darei il via allo ius soli, anche se l’80% degli italiani fosse contrario, non mi interessa !” Fine della trasmissione e titoli di coda.

Proseguiamo con l’inquietante Gad Lerner, che esterna al compagno Formigli la sua simpatia per George Soros, arcimilionario dell’alta finanza, che speculando sulla lira ci ha rovinato tutti. Avesse detto che simpatizzava per Satana, ce ne saremmo fatta una ragione ; in fin dei conti  sarebbe bastato un buon esorcista a risolvere il problema. Invece sceglie un personaggio al cui confronto il succitato principe dei demoni appare come un povero diavolo, quasi innocuo.

Ed infine, eccola, la divina Cirinnà , che in polemica con il Congresso delle Famiglie, esibisce un cartello, è la loro mania, con su scritto “Dio, Patria, Famiglia, che vita de merda”.

Ora, io appartengo alla schiera di coloro che ,da sempliciotti forse, si attengono a quel motto; debbo dire che, sarà anche di merda, come dice la senatrice (!) , ma non cambierei la mia vita con quella di nessun altro. Noi, a differenza dei compagni, non auguriamo la morte di nessuno, fa parte del nostro stile di vita, ma potrebbe sempre capitare un momento in cui uno si trova ad un passo dall’aldilà; ed in quella situazione, lo sappia la senatrice (!) Cirinnà, ci si concentra sui propri affetti; è la famiglia e solo quella che ti dà il coraggio, la speranza, la forza per restare da questa parte, non certo il partito o la cerchia degli amici.

E sarà anche superstizione ma nei momenti di difficoltà o di disperazione, affidarsi ad un’entità superiore dà sicuramente coraggio e consolazione. Perfino i calciatori quando entrano in campo si fanno il segno della croce, gesto scaramantico siamo d’accordo, ma molti quando fanno gol alzano anche un dito al cielo a ringraziare qualcuno che non c’è più ma li guida ancora. Oggi dobbiamo affidarci più ai calciatori che ai preti per avere una testimonianza che c’è un’altra vita oltre la vita. E purtroppo anche per indicare una testimonianza di amor di patria, quando giocano per la propria nazionale. Cara Cirinnà, è una vita di merda quella dei calciatori?

Anni fa ho conosciuto una donna, Carla, che a sessant’anni si trovo’ con la mamma malata di Alzheimer e la curo’ fino alla sua morte a novanta anni; a quel punto fu il marito ad ammalarsi di demenza e lei si prese il gravoso compito di assisterlo fino alla fine. Quando rimase sola non ebbe il tempo di comprenderlo perché a sua volta fu Carla a trovarsi nella stessa situazione della madre e del marito; visse fino a novanta anni, l’ultimo decennio nel buio della demenza. Carla trascorse un terzo della sua vita convivendo con l’Alzheimer, una vita di merda, secondo la Cirinnà, senza svaghi, vacanze, e quelle piccole gioie di ogni giorno; solo continui cambi di pannoloni. Ma lo fece per amore, quella parola che non compare mai sui cartelli dei nostri campioni di democrazia; e l’amore fa superare ogni ostacolo, giustifica ogni sofferenza e trasforma la merda in oro.