La scomparsa delle Province, sostituite da “città metropolitane” e da aggregazioni varie di Comuni, non garantirà risparmi (il personale resta in attività) ma comporterà sfide nuove. Stimolanti, se si hanno le capacità, desolanti quando le competenze non ci sono.

La sfida più intrigante è quella delle città metropolitane. E’ evidente che il Comune capoluogo cercherà di prevaricare in ogni modo le piccole realtà costrette alla coabitazione. Perché, ovviamente, il capoluogo avrà dalla sua la forza dei numeri e non scontenterà di certo i propri abitanti, penalizzandoli con un servizio di trasporti ridotto, per garantire il diritto allo spostamento nei paesi più piccoli inglobati dall’area metropolitana. Lo stesso, seppure in misura minore, accadrà nelle associazioni di Comuni, anche se in questi casi sono possibili alleanze tra i più piccoli per contrastare lo strapotere della città più grande. Sino a qui sotto l’aspetto dei numeri. Che saranno determinanti sui grandi temi, dai trasporti all’urbanistica.

Ma esistono altri spazi in cui l’intelligenza e la competenza possono garantire, anche ai piccoli, spazi non irrilevanti. Nell’ambito culturale, ad esempio. O in quello dell’innovazione. Dove le idee contano, a volte, più dei soldi. Anche perché si tratta di idee che attraggono investimenti. Torino, ad esempio, si troverà a fare i conti con la concorrenza di Settimo Torinese. Certo, il capoluogo può contare su un settore culturale straforaggiato e strasostenuto dai media di servizio. Ogni sputacchio controvento viene presentato dai giornalisti amici come un temporale benefico e ristoratore. Ogni porcheria emersa, viene nascosta e dimenticata.

Il “Sistema Torino” si autoesalta, si autocompiace, arriva ad autocelebrarsi con due pagine di foto dedicate alla giornalista alle prese con le iniziative del Comune. In compenso le notizie dal territorio circostante vengono condensate in poche righe. Eppure il Comune confinante continua a sfornare proposte culturali di alto livello. Anche di carattere internazionale. E si candida a diventare il polo che fornirà idee culturali ed innovative alla futura città metropolitana. Idee da realizzare in totale condivisione con altri Comuni, ovviamente.

Ma è questa la logica delle sfide che dovranno caratterizzare la nuova struttura amministrativa. Già, ma quanti sono i Comuni che hanno le capacità? Qui si vedranno gli effetti delle strategie ottuse dei partiti che, a livello di piccoli e medi Comuni, hanno candidato incapaci senza arte né parte. Qui si capirà quanto siano idioti i vertici di partiti che, di fronte alle continue sconfitte alle elezioni amministrative, si giustificano spiegando di essere più forti alle politiche. E’ sul territorio che si consolidano i legami tra cittadino e movimenti politici. Oppure dove questi legami vengono disintegrati.

E l’effetto negativo di candidature deboli emergerà con maggior forza quando gli amministratori locali del paesino piccolo dovranno confrontarsi con i colleghi dei Comuni maggiori. Verranno stritolati ed il Comune più piccolo, se non politicamente allineato, verrà penalizzato sotto agni aspetto, evidenziando l’inadeguatezza dei politici locali. Ma questo, nelle segreterie nazionali di alcuni partiti, non l’hanno ancora capito.