Mi davano ribrezzo gli “studenti” scioperanti quando frequentavo il liceo, ed ero coetaneo di quelli che per saltare un’interrogazione indicevano sfilate per cambiare la politica della Casa Bianca (l’Università poi, era privata, e quindi il “pubblico pagante” si guardava bene dal perder tempo in fesserie da idioti viziati).

Oggi, quindi, rivendico il coerente diritto di provare e manifestare schifo – senza se e ma – per chi marina la scuola facendosi scudo dell’immagine di una bambina nordica malata, la cui schizofrenia clinica é sfruttata ad uso economico dai genitori e strumentalizzata da una perigliosa compagnia di giro.

Certo, se fossi un genitore, stasera sequestrerei senza meno – al figlio che non si fosse presentato in classe – motorette, cellulari, tablets e devices vari, ed imporrei un bel guardaroba di corda e juta, oltre che una dieta a base di radici ed acqua piovana.

Niente cinema poi, così la povera cassiera che deve lavorare di domenica potrà godersi la festività in famiglia, avvolta nel rassicurante alveo della disoccupazione.

E, ovviamente, niente calcio, che quei palloni sono cuciti da bambini costretti al lavoro da chi non li esibisce in piazza per far loro denunciare il “furto di futuro”.

E le vacanze le concederei solo a condizione di essere ospitati dal figlio della Principessa di Monaco a bordo di un ecologissimo e scarno natante spinto solo dai soffi di Eolo e privo di contatti radio, che ‘ste frequenze mi turbano tanto i branzini.

Quanto al ritorno a casa, va bene pure l’aereo, purché l’ingiurioso ricorso al mezzo inquinante sia tenuto in gran segreto e, soprattutto, pagato dagli sponsor.

Così, per cominciare a vedere l’effetto che fa. Ah, nel frattempo, andate a farvi fottere.