Grazie al poderoso e direi coraggioso contributo di Carlo Freccero, grazie a un suo magistrale intervento di natura squisitamente comunicativa e anche metapolitica, la puntata di martedì di “Ballarò” è servita a dimostrare plasticamente come oggi categorie politiche quali “Destra” e “Sinistra” non abbiano più alcun senso e come l’unica vera linea divisoria sia quella che passa, in Europa, tra i seguaci dell’Eurolager e dei suoi kapò, e coloro che nutrono un’idea profondamente diversa dall’Europa dell’usura e delle banche.
Utilizzando magistralmente lo strumento televisivo, Freccero ha fatto affermazioni che non ho mai visto fare a un politico di destra (il che invero non mi sorprende, visto che a destra la selezione politica avviene alla rovescia: quanto più sei bestia, più vai avanti…), tipo irridere al rappresentante del Pd ogni volta che cercava di presentarsi come di sinistra (o anche solo di centro-sinistra), per sfotterlo ironicamente e sostenere che in realtà trattasi di partito di centro, totalmente prono ai voleri del padrone UE.
Ancora più magistrale l’azione di Freccero nell’attenuare i soliti trombonismi di Salvini sull’immigrazione e nel cercare di legittimare il pensiero politico di chi non sta a sinistra in termini finalmente degni e basati sulla convergenza tra soggetti politici diversi verso il rifiuto dell’Europa dell’usura e delle banche in favore dell’Europa della libertà e dei popoli, soggetto capace di sviluppare un proprio progetto politico, non di limitarsi a rimpinguare le proprie casse.
Mi è parsa, per certi versi, una autentica “lectio magistralis”, specie per chi – a destra – crede che la comunicazione sia solo quella alquanto grossolana di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini ed epigoni vari.
Non credo certo che Freccero abbia cambiato orientamento politico. Credo semmai che le sue affermazioni e i suoi comportamenti derivino dallo studio e dalla riflessione. Non a caso, quando Giorgia Meloni ha parlato di lotta contro l’Europa “degli usurai”, l’intervento pateticamente antifascista del rappresentante del PD Taddei, con una battuta di grana grossa su fenomeni che nulla hanno a che vedere con l’attualità, è suonata per quello che era, cioè totalmente fuori luogo. E ciò è avvenuto perché c’era stato un attento lavoro preparatorio affinché avvenisse proprio quello che è accaduto: far apparire la categorizzazione Destra/Sinistra per quello che è: un retaggio storico, non uno strumento politico. Se sto morendo di fame, non mi importa nulla se chi mi aiuta a non morire non la pensa come me o se i soldi per andare avanti mi arrivano da Putin. Come dicevano i Romani, “primum vivere, deinde philosophari”.
Per non parlare del fatto che, in un contesto di guerra asimmetrica, quando si è deboli (e lo schieramento anti-UE è ancora debole), la prima cosa di cui preoccuparsi è la delegittimazione del nemico e lo smantellamento progressivo delle sue categorie interpretative. Dopo avrà inizio l’attacco diretto, non prima: mai condurre azioni offensive in contesti metapolitici avversi, ma preoccuparsi, per prima cosa, di modificarli a proprio vantaggio. A quel punto, tutte le “vittime” (metaforiche, tengo a sottolinearlo) che si faranno danneggeranno lui, non delegittimeranno noi.