Anche nell’ occasione del voto in Trentino ed in Alto Adige i risultati, come dovrebbe avvenire sempre, vanno letti con equilibrio e raziocinio, al di là dell’enfasi.

Salvini, smettendo, per dirla con Feltri, di berciare, si fermi a riflettere sulle ragioni reali del successo, delle sue dimensioni e sul ristretto elettorato coinvolto.

In Alto Adige, in cui ha confermato la propria pluriennale supremazia, pur ridotta, la SVP ed è esploso, fenomeno campanilistico, il raggruppamento di un ex – grillino, la Lega non ha fatto altro che recuperare o meglio conservare , come conferma il consenso raccolto nel capoluogo, il vecchio elettorato di lingua italiana, abituato ed educato però (i fratelli Mitolo) a partiti forti di autentico patrimonio ideale.

In Trentino il successo consistente nasconde in realtà forti incognite, come ha rilevato un’accreditata sondaggista, dopo l’eloquente consenso di una lista di centrosinistra. Non va dimenticato infatti che Trento, ahimè, è stata la culla della “Margherita” e sede di un ateneo egemonizzata dalla sinistra cattolica (Paolo Prodi).

Ma di fronte a questo test, di dimensioni – è da ripetere – circoscritte, non possono sfuggire, segno di un deterioramento forse irreversibile e irreparabile dei rapporti tra il movimento berlusconiano e quello salviniano (Fdi è sempre più marginalizzata), i corsivi del tutto inaccettabili di Alessandro Sallusti sul foglio della casata.

Rappresentano patetici quanto arroganti quanti irritanti colpi di coda di un raggruppamento, ridicolizzato domenica, da sempre più preoccupato dei propri interessi finanziari che della tutela degli ideali liberali, personificati dall’ egolatra brianzolo.

Nel primo editoriale ha raggiunto il culmine dell’incredibilità, facendo discendere la mera ipotesi di un monopolio “populista e nazionalista” dall’ esperienza nazista !

Nel secondo ancora ha insistito sulla denunzia confusa ed aprioristica degli errori dei leghisti, senza rilevare la contraddizione in termini tra il neologismo “sovranismo”, recte nazionalismo, e l’utopistica internazionale, bocciata ed affossata, senza scampo, dal cancelliere austriaco, finora osannato giovane campione dell’ idea.