Non mi sento un politico, mi sento un “ragazzo della via Pal”. La mia via Pal si chiamava in realtà Via Balugani, a Bologna. Dove ho trascorso la maggior parte delle ore del giorno durante la seconda guerra mondiale. Dove ho assistito frastornato, nel luglio 1943, all’improvviso affacciarsi alle finestre di gente urlante, che inneggiava a Badoglio e malediva Mussolini. Quella mattina vidi il capo fabbricato fuggire dalla strada per andare a sfilarsi, come mi confido’ il figlio, mio compagno di giochi, la divisa fino ad allora ostentata con tanto di stivali. E osservai, con istintivo disgusto, giovani ancora in camicia nera gettare dai balconi della vicina sede del Fascio busti e ritratti del Duce.

In via Balugani ho assistito, fra paura e curiosità, ad una sparatoria: uomini in borghese a piedi rincorrevano un fuggiasco in bicicletta, che riuscì a svoltare miracolosamente l’angolo di via Derna. Seppi che era un partigiano. Ivi ho visto i primi morti ammazzati: due giovani della X MAS abbattuti a tradimento da un gruppo di ciclisti, rapidamente dileguatisi. E ho visto scorazzare con al braccio la fascia siglata CLN persone che ancora la sera prima erano “pane e ciccia” con i tedeschi.

In quella strada ho conosciuto e rigettato il mondo. E ho deciso d’essere diverso. Ho deciso di non essere falso, di non essere furbo, di non essere vile. Non mi resi conto allora di avere anche deciso il mio insuccesso nella vita.