Siamo giunti a ottobre 2014 senza farci mancare nulla. Tutto quel vuoto da riempire e il disinteresse diffuso sulla vita di alcuni uomini che hanno lasciato una traccia indelebile nella storia, sull’approfondimento sempre più eterodiretto che ha stravolto il significato dei confini e della sovranità nazionale, sono descritti in un libro. Un excursus dalle lunghe e appassionanti discussioni letterarie, politiche e di analisi, sfociate prima e dopo la stesura del libro di Marco Valle in un unico interesse — appassionato — per la ricerca, che potrebbe destare qualche preoccupazione.

Potrebbe, di sicuro, stuzzicare qualcuna delle affermazioni autoreferenziali del “piccolo mondo antico” destrista, composto anche dalle costituenti di letterati e professoruncoli da pre-tattica analitica, dediti al “Culto dell’Io”; spesso impegnati a costruirsi il loro meritato riconoscimento nella galassia, obliqua, della politica italiana. Goffe amenità che rilevano un “ardore tipico” sempre più giovanile e un percorso obbligato alla ricerca della notorietà, facile, votata all’insipienza e alla smania di apparire. Scribi e commentatori in serie. Piccoli arrivisti e vecchie lenze del panorama “intellettualoide” uniti dall’affare e dalla professione del momento.

 

Confini & Conflitti, uomini, imperi e sovranità nazionale è un saggio diverso dagli altri; è attuale ma allo stesso tempo non allineato alla struttura classica dei saggi e dello stile di scrittura. Nel suo insieme è una novità e un modo diverso di approcciarsi alla saggistica: trasportati in un lungo viaggio da affrontare in piedi sulla prua di un vascello triestino, rivolta verso i porti delle epoche coloniali, imperiali, del risorgimento italiano, del “secolo breve” e nell’intimità dei ricordi giovanili dell’autore.

Percorrendo una rotta tortuosa e non lineare come fosse un’esperienza vissuta in prima persona. Volutamente. Dobbiamo ripeterci spiegando le motivazioni: il lavoro svolto da Valle ad alcuni non potrebbe piacere in primo luogo, perché, l’interpretazione dei processi storici in divenire narrati nel libro, potrebbero rappresentare un ostacolo insormontabile per tutti coloro che hanno sempre fatto affidamento sulla mappatura dei fenomeni sociali, culturali e storici, scegliendo delle circostanze e degli aspetti in particolare, da ricontestualizzare di volta in volta secondo la portata storica e l’immaginario contemporaneo. Un esempio in tal senso è la disputa tra i sostenitori di Cavour e quelli di Mazzini.

 

In seconda analisi, rivolgendo lo sguardo alla multipolarità del mondo attuale, potrebbe essere ancora più complicato, scorgere per un lettore disattento, il ruolo predominante dell’impero inglese. Forse, in tal senso, alcuni capitoli del libro di Marco Valle, certo non evidenziano stupidi giochi per la supremazia di terra e di mare e un’isola del tesoro, quale era il Regno Unito, da ingraziarsi per il fu (?) “Partito inglese” italiano. Aneddoti vecchi e nuovi che si ritrovano in ogni pagina, legati da un sottile e pruriginoso filo di lana d’acciaio, presente in quasi tutti i capitoli.

Dettagli “ininfluenti” per comprendere come la condotta dei Cerimonieri di Corte di sua Maestà, impegnati da sempre a destabilizzare il ruolo dello Stivale nel Mediterraneo e influenzandone —meglio ricordare che l’ingresso inglese nella Nato è postumo — spesso la politica estera ed interna, abbiano giocato un ruolo determinante.

E in ultimo, vista la corsa dei prestatori d’ultima istanza sui conflitti che hanno visto le truppe francesi impegnate in Indocina e in Algeria, siamo certi che i due capitoli Souvenir d’Indochine e I Centurioni perduti d’Algeria — dove vengono esaminati coscienziosamente i meccanismi del conflitto coloniale e l’irrequietezza della guerra rivoluzionaria intrapresa nelle due esperienze francesi dalle componenti più irrequiete e valorose dell’esercito — fanno luce su un aspetto complesso equivocato o strumentalizzato da certa storiografia d’accatto.

 

Soprattutto, emergono, le ragioni di due guerre e di due approcci ben distinti. I giovani ufficiali paras dopo essere stati sconfitti dal nazional comunismo vietnamita cercarono un’impossibile rivincita in Algeria forgiando un’armata giovane, dinamica e politicizzata.  Un equivoco: l’efficacia parziale dei metodi in questione venne annichilita dall’avvicinamento graduale ad una realtà scomoda, quella algerina, radiocomandata dall’egocentrismo di De Gaulle e dalla stupidità dei generali gallonati dellaRépublique.

Suggerimenti in libertà, distinguibili nei due romanzi di Jean Lartéguy I Centurioni e I Pretoriani editi da Ugo Mursia Editore e nel libro autobiografico di Lucien Bornert Dien Bien Phu: cittadella della gloria edito da Effepi nel 2010. Un tratto distintivo che unisce nella mistica del combattimento Hélie de Saint-Marc e Marcel Bigeard e i loro predecessori della Légion étrangère, presenti alla fine del XIX secolo in Africa Occidentale e in Madagascar. Di sicuro con le stesse motivazione ma, anche con la stessa riluttanza verso la prosecuzione di una politica marcatamente imperialista, egemonica e distruttiva. Requiem. Soprattutto consapevoli del declino della supremazia imperiale che la propria Nazione stava vivendo. Quando la guerra è una beffa come il titolo di uno dei paragrafi del secondo capitolo.

 

Come una terribile scoperta dai contorni grigi, tutti uguali, deprimenti e difficili da immaginare persino per un giovanissimo 17enne, appena sbarcato — suo malgrado —  nell’Albania comunista. Ed ecco allora, giungere inaspettatamente la veemenza degli spruzzi salmastri che dal fondo della penisola balcanica dell’epoca, riescono a coprire il lezzo della stiva della nave bitumiera di papà. Del Comandante Vincenzo Valle, uomo di poche parole e di un figlio, Marco, alle prese con le difficoltà di comunicazione che hanno tutti gli adolescenti.

In questo libro, così difficile da recensire per il sottoscritto, l’autore ha deciso di onorare il padre, di far scrivere la prefazione all’amico di sempre Gian Micalessin, coinvolgendo gli amici più cari secondo le proprie competenze. Guardandosi dentro per ritrovare se stesso e alla riscoperta del legame, sociale, che è alla base di una comunità, più di ogni altra cosa nel quotidiano. Addirittura oltre il patrimonio di conoscenze e la trasmissione scritta dei propri pensieri.

Oltre quello che ci si aspetta che gli altri afferrino da questi.

 

 

 

 

Marco Valle

 

CONFINI & CONFLITTI. Uomini, imperi e sovranità nazionale

 

Eclettica Edizioni, Massa-Carrara 2014

 

Ppgg. 312, euro ­18.00