Tutte le volte che si dibatte su come dare un futuro alla destra in Italia compaiono almeno due categorie di persone: quelli che sono andati dal chirurgo plastico a farsi ricostruire la verginità, e dopo avere avuto incarichi e responsabilità di ogni tipo si riscoprono purissimi come acqua di sorgente e, andando oltre ogni limite del buon senso ondeggiano tra le frequenze di Grillo e quelle di Salvini con una credibilità presso gli elettori pari a zero, e i “nazisti dell’Illinois” che da prima di Fiuggi ci hanno scassato i “cabasisi” (anche i non-siciliani dopo aver visto “Montalbano” in TV sanno di che cosa si tratta) dicendo che sbagliavamo ad utilizzare l’energia elettrica perché era meglio l’acetilene, che il computer produceva gli stessi effetti collaterali dell’autoerotismo, faceva calare la vista, che “Il Duce ha sempre ragione” e così via. Per i secondi, tutto quello che c’è stato dal 1993 in poi è da inserire nel trita rifiuti in maniera indifferenziata.

Troppi antichi livori, troppe invidie, troppa supponenza e spesso anche tanta ideologica ignoranza hanno impedito al mondo della cosiddetta “destra diffusa” di ripensarsi guardando al futuro piuttosto che masticare amaro sul passato. Adesso abbiamo scoperto da pochissimo che se non siamo balzati nelle scorse elezioni regionali al sei-sette per cento è colpa del fatto che in FdI ci sono pure Alemanno e La Russa, del fatto che non abbiamo “coinvolto” societa civile (e qui meglio che mi taccio perché ho qualche esperienza personale in merito) e che il rimedio è un buon congresso per vedere chi ci sta. Bene!

A parte il fatto che sarebbe il secondo congresso in un anno e la terza assise dopo la improvvida e frettolosa chiusura di “Officina”, gli organi nazionali di FdI si sono riuniti, e continuano a farlo, con una frequenza tale da far impallidire il gabinetto di guerra di Bush dopo l’11 settembre. Allora, stabiliamo subito alcune cose: 1) bella o brutta, piaccia o no, l’esperienza di Fratelli d’Italia è l’unico tentativo di costruire qualcosa che somigli, anche vagamente, alla destra in Italia; 2) rispetto alle premesse che portarono alla nascita di FdI, il percorso seguito è stato ondivago, confuso e contraddittorio. Siamo partiti con l’ambizione di essere il “Pdl pulito”, quello che non riuscirono ad incarnare Berlusconi con i suoi Verdini, Galan e Cosentino, e Alfano con le sue timorose paturnie, poi pensammo di essere il luogo geometrico d’incontro degli ex-An, salvo scoprire che gli stessi se ne fottevano di noi, poi ancora la svolta “no euro” i richiami social-nazionali e terzomondisti già sperimentati, per la verità con scarsi risultati, in passato; 3) se si vuole evitare il fallimento totale dell’impresa, della quale parlo senza sconti, ma anche senza livore essendo io uno di quelli che l’ha condivisa ab origine, bisogna dare fiducia a Giorgia Meloni ma non con la fideistica certezza con la quale molti di noi seguirono Fini, ma con la voglia di aiutarla a costruire un progetto e una leadership capace di essere più credibile della Lega new style che, piaccia o no ai lepenisti in spaghetti al sugo di pomodoro, ha già occupato la quasi totalità dello spazio fisiologico della destra diffusa nel Paese; 4) congressi, assemblee, adunanze e menate varie servono solo a impiegare inutilmente tempo, la gente, i nostri amici, i nostri potenziali o anche i nostri ex elettori e simpatizzanti alle prese ormai con la sopravvivenza quotidiana e il disincanto per la politica partitica se ne sbattono allegramente le palle dei nostri ludi cartacei interni, di chi è il segretario di sopra o il coordinatore di sotto; 5) tentare il rilancio è possibile, a patto che si avvii una fase costituente con una struttura leggerissima, fatta di circoli diffusi, pensatoi, rete. Pensare ad un partito burocratizzato con federazioni, strutture, organi, sedi, in una fase in cui non c’è più nemmeno il finanziamento pubblico è quantomeno velleitario. Nè, mi pare, ci sia la possibilità di organizzare oggi molte cene a mille euro, stile Renzi, per finanziare il partito.

Avviamo una una fase che valorizzi il coraggio iniziale di chi pensò FdI per costruire qualcosa di più grande, più nuovo, ma soprattutto più utile per il Paese (dovrebbe essere il nostro primo impegno no?!). Mettiamo, anche nominalisticamente, Fratelli d’Italia tra parentesi, per coinvolgere soggetti politici per ora distinti, ma non distanti, senza chiedere abiure o adesioni a partiti-chiesa, esami di sangue, pretese di frequentazioni pregresse a circoli, parrocchie, rituali magici o club. Smettiamola di atteggiarci a castigamatti per fregare Grillo in curva, siamo stati ministri, vicepresidenti, sindaci, vicesindaci, assessori, amministratori delegati, abbiamo governato e condiviso l’appartenenza ad un partito con Scajola e Dell’Utri, votato che quella ragazza abbronzata era sì, la nipote di Moubarak e appoggiato persino il pestilenziale governo Monti. Diciamo con franchezza che in una fase storica abbiamo sbagliato, ma che abbiamo idee, proposte e, tutto sommato l’onestà per proporre qualcosa di nuovo e utile. Questa volta sì, con chi ci vuole stare. Tutto il resto è onanismo da tastiera.