La frittata è fatta. Il complotto anti Salvini organizzato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal M5S oltre a trascinare sull’orlo del baratro un esecutivo sempre più diviso cancella uno dei pochi risultati positivi conseguiti dalla compagine giallo verde. L’accordo con l’Unione Europea per la spartizione dei 49 migranti raccolti, in barba a tutte le leggi internazionali, dalle navi delle Ong “Sea Eye” e “Sea Watch” vanifica uno dei capisaldi dell’azione che ha consentito di ridurre ai minimi termini gli sbarchi.

Matteo Salvini, come il suo predecessore Marco Minniti, aveva individuato nelle navi delle Ong il terminale indispensabile ai trafficanti di uomini per garantire l’arrivo in Italia della loro merce umana. Il codice di condotta imposto da Minniti congiuntamente al ripristino della zona Sar libica e all’invio della missione per l’addestramento della Guardia Costiera di Tripoli aveva già contribuito a limitare le loro attività. La chiusura dei porti seguita dall’azzeramento della collaborazione con la Guardia Costiera e con il Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Imrcc) aveva dato il colpo di grazia alle flotte buoniste. Un risultato culminato con la resa di Msf e della nave Aquarius che a dicembre ammettevano di non poter più svolgere la propria attività e attribuivano a Salvini lo “smantellamento totale del sistema di ricerca e soccorso”.

In verità Minniti prima e Salvini poi avevano soltanto messo fine all’arbitrio di chi – sotto copertura di un falso umanitarismo – puntava a ribaltare le legislazioni dell’Unione Europea. Dietro la presunzione di salvare vite esternata dalle Ong si cela infatti l’obbiettivo ideologico di garantire a chiunque la possibilità di sbarcare in Europa estendendo anche ai migranti economici o climatici quel diritto all’asilo riconosciuto oggi dalla Convenzione di Ginevra solo a chi fugge da guerre e carestie. Quel disegno, oltre a seminare il caos sociale nei paesi d’arrivo, ha innescato una drammatica scia di morti collaterali. La presunzione, alimentata anche dall’avidità dei trafficanti, di poter sempre contare sulle flotte Ong è costata la vita tra il 2016 e la fine del 2018 a oltre 10mila migranti naufragati nel Canale di Sicilia.

Al di là dei danni collaterali vi sono poi quelli diretti. Le confessioni di un pentito della Jihad rese pubbliche in queste ore rivelano come, contrariamente alle tesi buoniste, il flusso migratorio abbia facilitato l’arrivo in Europa di decine di terroristi. E le indagini della magistratura dimostrano come le navi delle Ong siano diventate autentiche littorine della prostituzione garantendo l’arrivo di migliaia di giovani schiavi nigeriane destinate al mercato del sesso a pagamento. Fino a ieri tutto questo sembrava debellato. Ora però il voltafaccia di Conte e del M5S unito alla miopia dell’Europa regalano ai corsari delle Ong una nuova legittimità buttando a mare, in poche ore, i risultati conseguiti dagli ultimi due ministri dell’Interno in oltre 17 mesi di lavoro.