Il governo più giallo che verde ci ricasca sminuendo il ruolo delle Forze armate o addirittura ridicolizzandole, scatenando una valanga di reazioni dei nostri soldati. Il ministero della Difesa fa sapere che il 2 giugno sarà la festa «dell’inclusione per evidenziare la volontà di non lasciare indietro nessuno, di combattere contro le emarginazioni sociali». In pratica il ministro Elisabetta Trenta rischia di venire scambiata per la responsabile delle Politiche sociali, come se le nostre Forze armate fossero una specie di banda di Boy scout più simile alla Croce rossa che a soldati in armi per difendere la Patria e combattere nelle «guerre» di pace degli ultimi anni.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, il giorno prima ha fatto ancora peggio spiegando e sollevando i violini della platea pacifista, che farà comprare cinque fucili in meno per finanziare borse di studio pacifiste. Non una grossa spesa, ma con un effetto simbolico devastante sulla bocca del premier, che ha aggiunto peggiorando la situazione: «Ci saranno cinque nostri che sono senza fucile. E va bene andranno nelle retrovie a parlare di pace. Quindi ringrazio anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta perché ha compreso lo spirito dell’iniziativa».

La Difesa grillina, con l’uscita sul 2 giugno festa buonista per tutti, magari anche per i clandestini che stanno arrivando dalla Libia, non ha ancora capito che le Forze armate non sono una Ong o un’associazione di volontariato. Purtroppo i segnali di questo decadimento si erano già visti il 4 novembre scorso, Festa non solo dell’unità nazionale, ma proprio dei nostri soldati e centenario della vittoria della prima guerra mondiale. Ad onor del vero Trenta aveva cercato di fare passare un video combat per spiegare all’opinione pubblica che i soldati sono addestrati a combattere e non solo a portare caramelle ai bambini. Anche in quell’occasione è intervenuto Palazzo Chigi con una schifosa censura. Il risultato è che nel manifesto ufficiale del 4 novembre i nostri soldati erano praticamente disarmati e simili a una sottospecie di Protezione civile rafforzata. Per il 2 giugno si preparerà anche di peggio, nonostante la medaglia d’oro al valore militare, Gianfranco Paglia, sia corso in difesa del ministro Trenta spiegando che aprirà la sfilata il Gruppo paralimpico della Difesa e poi «dipendenti civili, sindaci, militari appartenenti alla riserva selezionata». Benissimo e nulla di nuovo, ma proprio i militari paralimpici, che in parte conosco di persona, sono stati feriti nella carne e nell’animo sui fronti più duri, come Paglia, combattendo in prima linea. Perché non esaltarne il valore sui campi di battaglia, come i tutti Paesi seri, piuttosto che mescolarli con sindaci, personale civile e così via in nome dell’annunciata «inclusione», che a questo punto potrebbe pure fare sfilare le Ong da sempre antimilitariste? E poi se la Difesa vuole «combattere contro le emarginazioni sociali», che pensi ai tanti militari affetti da stress post traumatico di combattimento, per anni incompresi, abbandonati e solo oggi timidamente recuperati per volontà del ministro Trenta.

La frase di Conte ha scatenato una valanga di irate proteste: «Bisognerebbe dire al Signor Conte di toglierei fucili a 5 della sua numerosa scorta» oppure a Di Maio «di disarmare cinque soldati che presidiano l’ingresso di casa 24 ore al giorno». E ancora in un crescendo: «Che ci vada lui (Conte) disarmato nelle retrovie a Kabul, a Mogadiscio, a Mosul oppure a Tripoli e Misurata» a parlare di pace.