Il quadro politico – economico – sociale, a parte i messaggi alla camomilla, provenienti dal Quirinale, che avrebbe dovuto spolverare dall’avvio del settennato il concetto di “comunità”, del tutto sconosciuto al bullo toscano, e il grigiore degli interventi del conte presidente del Consiglio, araldicamente lontano epigono di un certo Camillo di Cavour, e poverino ritratto in una vignetta inquietante di Giannelli, è tutt’altro che tranquillizzante e rasserenante.

E proprio di fronte a questo contesto , che appaiono irritanti, perché banali, noiosamente ripetitive, consunte le parole di Berlusconi, le “Roi Soleil” al tramonto, e le concioni del ripescato e riesumato Schifani, impegnato nel rilancio di quella vecchia arma azionata idraulicamente dell’ “unità dei moderati”, posta nelle mani in Sicilia addirittura di Miccichè, uomo di stato dal prestigioso e lineare passato.

Soltanto per definirla “esilarante” citiamo l’intervista dell’amazzone salernitana, zeppa di luoghi triti e di banalità sterili.

Nell’arco di una settimana i quotidiani hanno presentato analisi e valutazioni marcate e soprattutto sfavorevoli sul periodo concluso il 4 dicembre, su cui Berlusconi sta lavorando in barba agli elettori. Giancarlo Mazzuca , utilizzando il consueto argomento, ha ricordato che “l’istituto di Siena è solo la punta dell’iceberg di una emergenza-credito che parte da molto lontano e che è andata sempre più deteriorando proprio per colpa di un governo che non ha voluto “sporcarsi le mani” in prossimità delle grandi manovre referendarie. Un pesante fardello che Gentiloni si è, ora, dovuto farsi carico e, per giunta, con gli stessi ministri che hanno contribuito all’attuale disastro”. Il componente del consiglio di amministrazione della Rai ha poi buon gioco nel rammentare le previsioni catastrofiche espresse dai benpensanti (Confindustria e Cei) in caso di vittoria del No e nell’osservare invece, a toscano strabattuto dagli italiani, che “la nostra economia è ancora più in panne, con tanti imprenditori sull’orlo del baratro, proprio per colpa dell’ex premier che ci ha portato in mezzo alla tempesta perfetta facendo finta di nulla e non prendendo le giuste misure al momento giusto. Cornuti e mazziati ma fino ad un certo punto perché Renzi non c’è più”.

L’allarme più grave e non enfatico è stato poi lanciato sulla “povertà assoluta” da Marco Magatti, il quale non ha potuto celare che “le persone in povertà assoluta – che erano 1 milione e 800 mila nel 2007 – sono oggi 4 milioni e 600 mila (+ 155%)”. Con buona pace dello strombazzato blocco del trend negativo rivendicato a merito di Renzi.

Magatti individua 3 obiettivi da perseguire, colmando vuoti ed errori dello Stato (“zavorra che blocca ogni sussulto di ripresa”), che non ha mai trovato nulla di meglio che lanciare esaltare “una cultura banalmente consumeristica che un Paese come l’Italia non può reggere”. Da ultimo, tema sul quale il centro – destra, perduto dietro a banalità, temi urlati, visioni utopiche, fino ad essere assurde, è del tutto inesistente, e sul quale occorre intraprendere la lotta all’”eccesso di concentrazione della ricchezza” con il rilancio del lavoro e della sua remunerazione.

Nell’editoriale “Noi, Berlino e la Ue. Le riforme per evitare la tutela” Francesco Giavazzi avverte, esistente e vivo, il rischio del ritorno alla recessione con un’economia ancora lontana dal completamento strutturale richiesto dal processo di globalizzazione.

Nella conclusione scorge l’ennesima disfunzione di base, da addebitare, pesantissima, addirittura drammatica alla maggioranza ma anche alla minoranza, dal momento che “quello che manca nella posizione del governo è il senso della drammaticità di queste decisioni. Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia gestiscono la crisi come se quelle che ci troviamo da affrontare fossero tutte scelte normali. La gravità di un passaggio, pur necessario, come la nazionalizzazione della terza banca del Paese viene messa in sordina. Il tentativo comprensibile di tranquillizzare gli italiani [ai quali dovrà recata la soddisfazione dell’individuazione dei responsabili dell’abissale dissesto] si trasforma agli occhi tedeschi (e non solo) in una insopportabile leggerezza nell’affrontare i problemi : le banche, come la crescita, o le riforme ancora da fare”.

Negli scorsi giorni ho dovuto subìre gli effetti di una usucapione, un istituto barbaro purtroppo ancora presente nella nostra normativa, e sono stato minacciato di pignoramento in caso di mancato immediato pagamento. Io ho provveduto. I debitori dell’MPS e della Banca Etruria quando saranno raggiunto da analoga ingiunzione? Sono i cittadini – onorevole Berlusconi – a chiederlo!