Ho letto diversi interventi di amici ed amiche, tanto a commento di miei post quanto con posizioni espresse direttamente, che tendono a sminuire la gravità dell’affaire “Conte”, ed anzi colpevolizzano chi ne sta facendo elemento di polemica perché le mancanze sarebbero veniali e l’attacco sproporzionato, quando non etero-diretto (si sa che – in Italia – il fascino dei “poteri forti” ci assale ogni qual volta c’è da trovare un colpevole altrove…).

Un bel cazzo, amici miei, proprio un bel cazzo!

PRIMO:

I grUllini a 5 stAlle hanno preso spazio in politica atteggiandosi a novelli Torquemada, sono stati i giustizialisti improvvisati contro tutto e tutti, hanno solleticato la pancia dei cretini che – forse in misura ancor più consistente che in altri paesi – costituiscono la stragrande maggioranza del “popppolo”, acquisendone il consenso.

Noncuranti della loro imbarazzante ignoranza su tutto, dalla grammatica alla storia, dalla geografia alle norme costituzionali, dalle competenze delle istituzioni alla scienza, alla medicina, al rispetto degli impegni internazionali, al decoro personale ed alla buona educazione, questi ciarlatani popul-pauperisti si sono erti a giudici della moralità e dell’etica altrui, dal basso della loro invidia sociale ed inattitudine a qualsivoglia esperienza lavorativa e professionale.

Ora, quindi, NESSUNO al mondo può rivendicare a loro favore una attenzione che sia meno che proporzionale – oltre che assai più motivata ed argomentata – di quella con cui loro, spesso infamando a priori, si sono rivolti a chiunque non accettasse di trasformarsi in un pupazzo guidato dalla piattaforma del signor Casaleggio.

SECONDO:

Questo tal Conte, il cui nome sconosciuto a tutti sino a pochi giorni fa ci è entrato nella memoria solo perché uguale a quello di un celebre allenatore di calcio, ha mostrato – prima ancora di cominciare – la sua meschina pochezza ed inadeguatezza a qualsivoglia ruolo pubblico.

Perché, se sei un professionista dall’ambizione smisurata che cerca di farsi strada nel mondo accademico, ci può anche stare che tu decida di rimpolpare il tuo curriculum per renderlo più lungo e pomposo, provando ad impressionare qualche allievo ed a mostrare ai tuoi colleghi che tu la fai più lontano, inserendo informazioni ambigue che potrebbero fare intendere ciò che in realtà non è. Magari ti va anche bene, e quando trascorri la serata in uno dei tanti tristi circoletti esclusivi dove anonimi presuntuosi giocano a fare “quelli che contano”, puoi pure trovare il collega che ti riverisce o la ragazzetta che te la da.

Ma se davvero arrivi a pensare che, dall’oblio del tuo anonimato, improvvisamente la patria abbia bisogno di te; se rispondi alla chiamata di uno che come unica esperienza di vita ha venduto noccioline e pop-corn in uno stadio di calcio; se chiami i tuoi genitori e gli fai smacchiare i vestiti della festa perché salgano dal paesello ad assistere alla tua incoronazione; se fai tutto questo e – nel contempo – non ti può sfuggire come e perché chi ti sta usando a copertura delle proprie vergogne è arrivato fino a lì, allora mio caro borghesuccio piccolo piccolo, devi avere la prudenza, la sensibilità, la scaltrezza di rivedere il tuo profilo, e di consegnare al nemico giurato dei congiuntivi una versione del tuo curriculum che sia inattaccabile, totalmente certificabile e – aggiungo per l’amore che mi resta per le istituzioni – degno di essere consegnato nelle mani del Presidente della Repubblica.

Perché in caso contrario, nessuna gogna – virtuale o mediatica che sia – sarà mai sufficiente ad indicarti la strada dell’irreversibile ritorno nella tua dimensione anonima e provinciale.

Altro che capo del governo.