E’ fatta: il Partito sardo d’azione ha stretto un patto con Salvini. Il segretario della Lega ha detto che “non si tratta di un accordo elettorale ma culturale, sui temi di autonomia e lavoro, identità, cultura e tradizione...”. Ha confermato il segretario sardista Solinas:” Abbiamo delle radici comuni“, rimarcando come il centrosinistra abbia sempre affossato le istanze federaliste e il riconoscimento della lingua sarda. Ed è stato subito scandalo. Sul quotidiano “L’Unione Sarda” sono apparse lettere con frasi come queste: Povero Emilio Lussu, si starà rivoltando nella tomba”; “il Psd’az inizialmente autonomista e di ispirazione socialista, di cui fu uno dei fondatori, si è alleato con un partito chiaramente xenofobo di destra, osceno”. Ha rincarato la dose anche il sindaco di Cagliari Zedda: Questo dei sardisti è un patto sulle poltrone fatto da gente attaccata alle poltrone”. Come se, a suo tempo, per avere l’appoggio dei sardisti non avesse offerto appunto poltrone. I consiglieri sardisti rimasti fedeli a Zedda non hanno trovato di meglio che costituire un gruppo chiamato “Autonomisti con Lussu“. Il richiamo alla figura del ‘combattente sardo’ ha riportato inevitabilmente alla memoria la storia del Psd’Az, che si avvicina rapidamente a compiere cent’anni di vita, essendo nato ad Oristano il 17 aprile 1921 come costola della federazione sarda dell’Associazione nazionale combattenti (Anac). Quindi, il più antico partito politico d’Italia, sopravvissuto ad altri ben più blasonati, del Regno e della Prima repubblica, che non cessò la propria azione neppure durante il periodo fascista.

Anzi, proprio con l’avvento del fascismo prese vita quella singolare creatura politica che gli storici hanno denominato ‘Sardo-Fascismo’, all’ombra del quale i sardisti, pur indossando la camicia nera, si impossessarono di tutte le leve del potere politico e amministrativo della Sardegna, creando per la prima volta nella sua storia una classe dirigente autoctona. Lussu, che era deputato nazionale dal 1921, proprio nell’aula di Montecitorio (8 dicembre 1921), precisò che il partito era autonomista e non separatista. In quel periodo, la federazione sarda dell’Anac era punto d’incontro e casa comune degli ex combattenti iscritti ai Fasci e dei combattenti passati al Psd’Az ed il giorno precedente al congresso nazionale (4 novembre 1921), in occasione della tumulazione della salma del Milite Ignoto nell’Altare della Patria, gli ex combattenti sardi dei due partiti avevano sfilato congiuntamente per le vie di Roma, impugnando la la bandiera dei quattro mori, simbolo della Sardegna. Tre giorni dopo, proprio Lussu era al teatro Augusteo per il congresso di fondazione del Partito nazionale Fascista (Pnf), dimostrando che tra ex combattenti fascisti e sardisti, salvo qualche eccezione, non ci sarà mai vera rottura. Lo scontro era solamente con quella frangia di fascismo sardo capitanata dall’avvocato Caput e dall’industriale Ferruccio Sorcinelli.

Secondo Paolo Pili, allora direttore regionale del partito sardo, le trattative per la fusione dei due partiti erano iniziate nel giugno 1922 ed a trattare col segretario del Pnf, Michele Bianchi, era stato proprio Lussu, entrambi accomunati dai miti combattentistici. Se il 19 giugno alla Camera, Lussu aveva precisato che in Sardegna c’erano anche fascisti galantuomini, il giornale sardista “Il Solco” sosteneva che il fascismo era sorto “come diretta conseguenza degli eccessi socialisti” ed erano stati proprio gli ex combattenti a contrastare nelle piazze il dilagare della ‘violenza rossa’ nel 1919, quando i fascisti non esistevano ancora nell’Isola.

A novembre, dopo gravi incidenti, che culminarono nel ferimento di Lussu (Mussolini espresse sdegno per l’aggressione e “affetto” per l’aggredito), fu firmato un patto per una civile convivenza tra fascisti, nazionalisti, ex combattenti e sardisti. Appena dimesso dall’ospedale, Lussu, il 28 novembre, si recò a Roma per incontrare il capo della polizia De Bono e il ministro Acerbo, ottenendo che a Cagliari venisse rimosso il prefetto Valle, malvisto dai sardisti. Al suo posto, il generale Gandolfo con il compito di favorire la fusione. Proprio Lussu si diede da fare per convincere anche i più riottosi della bontà dell’operazione. Dopo che il 26 dicembre una delegazione sardista si reco’ a Roma per essere ricevuta da Mussolini, il generale Gandolfo, fervido estimatore di Lussu e ostile a Sorcinelli, riuscì in breve tempo a realizzare la confluenza dei sardisti nel fascismo: il 22 gennaio 1923 furono scritti due manifesti, dove i reciproci ‘alalà’ e ‘forza paris’ si sprecavano ed il giorno successivo ci fu la riunione del Consiglio provinciale per formalizzare l’accordo.

E’ in questo momento, però, che sorgono perplessità da entrambe le parti che in qualche modo rallentano la conclusione definitiva dell’accordo. Emilio Lussu prese una strana posizione, per cui se da un lato non denunciò le intese raggiunte, dall’altro manifestò perplessità sui risultati delle stesse e per alcuni mesi si ritirò da ogni impegno. A tutt’oggi non è stato chiarito il perché di questa posizione. Diverse le ipotesi: si sarebbe risentito perché, nonostante la promessa, non avrebbe ricevuto l’incarico di segretario regionale del rifondato movimento fascista sardo, o quantomeno non gli sarebbe stato garantito un posto di ministro o sottosegretario al quale pare ambisse; avrebbe ricevuto da Camillo Bellieni e Francesco Fancello un telegramma dove veniva tacciato col termine di “farabutto” e traditore; qualcuno gli avrebbe prospettato una crisi imminente e letale del Fascismo. Ciò non impedì che nell’arco di alcuni mesi la stragrande maggioranza dei sardisti indossasse la camicia  nera, prendendo e mantenendo per vent’anni il proprio potere nell’Isola. Lussu venne rieletto deputato nel 1924, partecipò, dopo il delitto Matteotti, all’Aventino e nel 1926, seppure assolto per l’uccisione del fascista Porrà, fu condannato a 5 anni di confino nell’isola di Lipari. Da lì evase e divenne uno degli esponenti spicco della lotta al fascismo militando nel gruppo “Giustizia e libertà”.

Il Psd’Az fu immediatamente ricostituito subito dopo la caduta del fascismo, più o meno con lo stesso personale del periodo fascista. Infatti, da una relazione dei carabinieri del 1945, si apprende che oltre il 50% degli iscritti al partito proveniva dal disciolto Partito fascista. Politicamente i neosardisti – pur mantenendosi sostanzialmente ostili al governo nazionale e pur manifestando tendenze separatiste, immediatamente stroncate su ordine di Lussu, benché maggioritarie – si collocarono su posizioni moderate e anticomuniste. Mentre Lussu voleva traghettare i sardisti verso le sponde delle sinistra azionista e marxista. Il ‘redde rationem’ ebbe luogo col IX congresso del partito che si tenne a Cagliari nel 1948: “Ancora una volta al congresso sardista si è gridato fuori Lussu” (“L’Unione Sarda” del 4 luglio 1948). Mentre G.B. Melis dichiarava: ” ...abbiamo strappato ai comunisti la camera del lavoro di Nuoro, abbiamo avuto un caduto in questa grande battaglia! Un martire: Peppino Contu (ucciso dai comunisti nel 1945 a Mamoiada, nda)”. A questo punto, Lussu abbandono’ il congresso ed il partito, dicendo: La verità è questa: da una parte esce Lussu dall’altra entra Paolo Pili… la corruzione fascista si è impadronita del partito… attorno a questa – grida Lussu afferrando la bandiera – attorno a questo vessillo, che è mio, stanno le grandi anime di Efisio Melis, trucidato a Cagliari. Ho in pugno la sezione di Monserrato, per essa è caduto Giuseppe Zuddas nella colonna di ‘Giustizia e libertà’...”(“L’Informatore del lunedì” del 5 luglio 1948). Peccato dimenticasse Peppino Contu, martire, ma figlio di un dio minore. Lussu finirà nel Partito socialista.

L’anno successivo, alle prime elezioni regionali, il Psd’Az eleggerà 7 consiglieri ed entrerà a far parte del primo governo regionale dell’Isola in alleanza con la Democrazia cristiana. Perciò, si può  valutare come l’alleanza con la Lega di Salvini, oltre ad essere quella politicamente più logica ed opportuna, sta pienamente nella tradizione sardista e nel pensiero originario di Lussu, che si può riassumere così: “Il Psd’Az deve interloquire con una forza nazionale di governo col fine di ottenere il massimo riconoscimento per la Sardegna in termini di autonomia, specificità, e interessi economici da tutelare”.

Angelo Abis, Admaioramedia.it, 27 gennaio 2018