Vittorio Feltri presidente della Repubblica? No, grazie. La proposta dell’ex direttore de Il Giornale è sintomatica delle difficoltà della destra italiana a comprendere quelli che in gergo sarebbero definibili come “risvolti metapolitici”.

Eppure se leggiamo la storia recente di Feltri tali risvolti sono evidenti: sabaudo e monarchico dichiarato, liberale e libertario e, dulcis in fundo, tesserato all’Arcigay.

Davvero la destra italiana, o quel che ne rimane, non potevano trovare un candidato migliore? È difficile crederlo. Solo in ambito giornalistico i nomi di destra abbondano. Pensiamo a Pietrangelo Buttafuoco o Marcello Veneziani. Ma allora perché Feltri?

Per costringere Forza Italia a smascherarsi nel suo rapporto con il Pd, si è detto. Ma allora non c’era bisogno di Feltri. Bastava sostenere Antonio Martino, anti Euro dichiarato e indicato già da Berlusconi come sua scelta. Quello sì che avrebbe creato qualche problema al Cavaliere.

La verità è che anche la nascente destra salvinian-meloniana non riesce a fare a meno del ricorso all’immaginario nazional popolare di epoca berlusconiana: i personaggi famosi, le starlette, i volti tv. È questo il risultato più vivo del ventennio di Berlusconi. Una ferita, il berlusconismo culturale, che ha attecchito a destra come a sinistra (vedi alla voce Renzi) e che tarda a rimarginarsi. Se mai lo farà.