Forse ha ragione chi dice che candidare Vittorio Feltri sia stata una scelta di basso profilo.
Serviva un uomo del popolo, capace di riavvicinare i cittadini alla politica, non un dandy un po’ monarchico e un po’ liberal. Serviva un uomo saldamente radicato nei valori democratici, che facesse della responsabilità e dell’amore per le istituzioni la sua stella polare.
Serviva un uomo con credibilità internazionale e dalle solide amicizie con le capitali che contano.
Serviva un uomo che ha fatto della moralità pubblica il suo tratto distintivo.
Un uomo capace di interpretare le istanze della sinistra e di essere garante per il centrodestra.
L’identikit portava dritto dritto a lui: il senatore Antonio Razzi!
Sì lui, indimenticato parlamentare eletto in Svizzera, amato dalle cancellerie di mezzo mondo, forse Oltretevere ma soprattutto oltre il Po e oltre il 38esimo parallelo, quello che separa il barbaro oriente globalizzato dal presente radioso della Corea del Nord.
Antonio Razzi, l’uomo che per senso di responsabilità ha cambiato più partiti che mutande pur di rimanere sulla sua istituzionale cadrega. Un uomo, un vero “Nazareno”. E poi, quel baffo bianco che conquista, il ciuffo preferito dai barbieri di Montecitorio, l’ultimo cultore della lingua di Dante (il suo macellaio conferma: “Dante! A quanto metti la lingua oggi?!”).

Antonio Razzi, il solo e l’ubiquo. Non è una battuta. Quando l’originale è stanco o/e impegnato con gli shampi (e le shampiste) è subito pronto il suo avatar, il buon Maurizio Crozza. Meglio di Sadddam Hussein e dei suoi miseri sosia. Vuoi mettere il bi-president e la sua copia ligure?
Ma soprattutto Antonio, è l’unico italo-svizzero (oltre che nord coreano e/o padano) in grado davvero di farsi rispettare in Europa. “Liebe Antonio, tu dofere fare riformen strutturalen”. “Angela, ‘nu consiglio: fatti li cazzi tua”.
Già, sarebbe stato lui il candidato buono per scardinare il patto Berlusconi-Renzi, per mettere alla prova l’asse Meloni-Salvini all’esordio, per ricompattare il popolo della destra.
Ma purtroppo, nonostante offerte di ogni tipo (a cui di solito il nostro eroe dice di si) Razzi non ha accettato.. Una disgrazia.

Così ci è toccato Feltri, che nelle prime dichiarazioni a caldo ci ha fatto vergognare ringraziando a modo suo quei due buzzurri di Meloni e Salvini, demolendo l’Euro e l’Europa tedesca, attaccando Berlusconi e i suoi inciuci con Renzi, elogiando Tsipras e condannando le sanzioni alla Russia.
Caspita, ma che candidato è Feltri?! Uno statista come Razzi non si sarebbe mai permesso! Ma noi non demordiamo e da lunedì inizieremo la campagna “Razzi senatore a vita”… Ci state?