Mentre la popolazione laziale e marchigiana, colpita dal doppio gravissimo terremoto di agosto e di ottobre, sotto la neve e con un fortissimo gelo, è costretta a manifestare contro “l’immobilismo delle istituzioni”, il “governo” del conte Gentiloni Silveri non trova di meglio, con l’agghiacciante e mortificante per non dire vergognoso delle gerarchie ecclesiastiche e del loro organo di stampa, da sempre asservito alla sinistra, di varare “unioni civili più facili” con il sì valido anche se sancito all’estero. Intanto acquistano immeritato credito, con le loro espressioni tutt’altro che attraenti, il ministro dell’Interno e quello dell’ “Istruzione”, che, dopo le meschine figure fatte in occasione della propagazione dei nomi degli agenti coinvolti nella sparatoria antiterroristica di Milano e dell’inesistente titolo di studio, sarebbero stati allontanati dagli incarichi anche nello Stato insulare (810 km. quadrati) dell’Oceania, Kiribati.

E’ comunque d’attualità, meritevole di un commento del tutto negativo, l’intervista rilasciata sul “Corriere” dell’ultraottantenne Silvio Berlusconi (1936), reduce, come è stato ed è detto, da un delicato e complesso intervento cardiaco.

L’autocrate lombardo, seppellendo finalmente i mille equivoci discorsi fatti dal 1994 ad oggi, raccolti con ingiustificata fiducia da Salvini, dalla Meloni e dagli altri uomini di destra, nelle comunali romane capaci di appoggiare, “risum teneatis”, Marchini, pur auspicando, per dovere ormai anacronistico, dato l’astensionismo crescente, “l’unità del centro destra”, è arrivato a ritenere “inevitabile l’intesa” “se nessuno ha il 50%”. Ora per abbandonare una volta per tutte gli equivoci e le ambiguità di questi decenni fino all’ “Italicum”, e ritenuta impensabile una intesa con i grillini, non rimane che la strada dell’accordo con il PD, il cui governo è stato contestato debolmente, se non addirittura formalmente, per 3 anni.

Berlusconi, dall’alto del suo trono, consente con l’orientamento di Mattarella sul sistema elettorale “ordinato e razionale”. Sono definizioni, francamente banali e scontate, tipiche democristianerie, che alludono all’elaborazione in corso, affidata ufficialmente ai giudici della Corte Costituzionale, ma curata in prima linea da Amato e Barbera.

Non poteva mancare l’ovvio e scontato richiamo, quasi mitico, alla sentenza di Strasburgo, attesa da anni con una scadenza avvolta nella nebbia. Berlusconi garantisce, tanto per beffare i veri liberali, i moderati e gli autentici avversari della sinistra, il rispetto della diversità e dell’alternativa, sorvolando sul fatto che né il PD né FI possono raggiungere, isolati, tra gli schieramenti in campo il 51% .

L’ancora presidente del Milan, prima di chiudere con i temi per lui preminenti degli interessi industriali e con un generico attacco a Grillo, ricorda, rispetto ai contatti avuti con D’Alema, “le assai più essenziali colazioni di lavoro consumate con Renzi”, tali da incidere – con buona pace dei leghisti, dei meloniani e degli altri superstiti di destra – in maniera duratura e indelebile.

Sono significative ed eloquenti dello spirito sostanziale operante (sapranno qualcosa la Meloni e C.?) le trattative in corso tra plenipotenziari renziani e berlusconiani su un sistema elettorale a base proporzionale con collegi uninominali, così da evitare le preferenze detestate dai 2 “liberali” egolatri, il lombardo ed il toscano.

Un giudizio di fondo e di merito sul neologismo “sovranista”, lanciato nell’area critica dell’europeismo, di sapore unicamente leghista e tutt’altro che di destra, in cui è viva, valida, vera e caratterizzante la parola “nazionale”.