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A chi potremmo chiedere , in modo obiettivo, qual è la situazione dei consumi e quindi dell’economia del nostro paese ? A qualche illustre tecnico, professore di economia? Certo che no. Vi ricordate l’esperienza del premier Monti, mister “ so tutto io”? Una delle sue genialate fu la tassa sulla nautica ; voleva colpire i ricconi proprietari di yacht, una pensata da extraparlamentare di sinistra. Il risultato fu che i porti turistici della nostra penisola si spopolarono, i milionari andarono a gustarsi ostriche e champagne in Corsica, Costa Azzurra, Grecia e Slovenia, anche solo per dispetto alla politica del nostro governo tecnico. Alla fine chi pagò fu il povero facchino d’albergo o il marinaio del porticciolo che persero il lavoro, perché l’indotto era andato a ramengo. La politica delle tasse della sinistra finisce sempre così ; vuole colpire in alto e distrugge solo i poveri cristi. E’ stato sufficiente togliere , nel dicembre 2015, quell’assurda tassa per ridare fiato alla nostra nautica, una delle risorse nazionali.

Allora se escludiamo i grandi professori, a chi chiedere ? Ai giornalisti ed opinionisti nostrani ? C’è da fidarsi? Certo che no. Nemmeno di quelli rampanti di Sky o di Mediaset ; i primi con la bava alla bocca si accaniscono sui pentastellati ( che se lo meritano ) , i secondi tendono agguati mediatici al sindaco di Amatrice, uno dei nostri, naturalmente per mostrarsi più realisti del re.

Ci sono poi alcuni opinionisti che superano il limite della decenza : vi fidereste di chi scrive libri con questi titoli : “ Una tosta. Chi è , dove arriverà Maria Elena Boschi” oppure “Matteo il conquistatore. La vera storia di un’ascesa politica.”? Eppure tali Alberto Ferrarese e Silvia Ognibene lo hanno fatto, e non sono testi comici, si leggono piacevolmente, le pagine scorrono rapide, forse perché ben intrise di saliva.

Alla fine ho trovato due vere esperte, che lavorano sul campo, che hanno in mano la situazione in tempo reale, che non sono condizionate da nessun potere forte, dunque affidabili. Sono una” scaffalista” ed una cassiera di un supermercato di provincia, dove vive la gente normale. Chiedo loro cosa comprano gli italiani, quali alimenti vendono di più e da dove provengano : il quadro finale è desolante.

Cominciamo da dove arriveremo di questo passo, cioè dalla frutta. Le arance sbarcano dalla Spagna e dal Marocco, le pere dal Sudan, i meloni e le angurie ancora dal Marocco : i costi di raccolta in Italia sono alti, la concorrenza straniera vince.

Il pesce ? Mi dicono che provenga dal Mozambico, il governo renziano ha poi dato una mano cedendo a Francia e Tunisia grandi spazi del nostro mare.

La birra ? Dalla Germania naturalmente, la nostra pare venga esportata in sud America.

Il vino ? Va molto quello nei cartoni, che non è proprio il massimo, ma quello vero costa troppo per i portafogli di molti connazionali.

La pasta giunge dai Balcani, anche se il marchio è made in Italy, evviva!

L’olio invece proviene da Spagna , Tunisia, Grecia, anche se molti marchi sono italiani. Quello buono, di prima spremitura, nostro e doc , costa di più e fatica a trovare compratori. Mi dice la proprietaria di un oliveto che in realtà esiste una sola spremitura, che dà l’olio vero, esistono poi successive lavorazioni, con i residui, che danno l’olio commerciale, quello che vende di più.

Se quindi i consumatori sono di bocca buona con l’olio di oliva, diventano intransigenti e talebani con la nuova incombente minaccia alla nostra salute : il criminale, assassino, olio di palma. Negli scaffali è tutto un esibire la scritta “ non contiene olio di palma”. Perfino foruncolosi ragazzini si aggirano per il supermercato a chiedere se le merendine, di cui si strafogano, contengono il micidiale olio.

Ho adocchiato in una farmacia ligure, ben in vista , dei famosi, normalissimi biscotti , che perché dotati della nota scritta venivano spacciati come dietetici : una forzatura o una truffa ?

Per mia personale esperienza posso dire che l’olio di palma esiste da sempre, forse contiene molti grassi, ma né più né meno della margarina o del burro. Quando ho lavorato come medico volontario in Ghana mi sono cibato di molti alimenti conditi con olio di palma ; peraltro nelle popolazioni africane non esistono quasi le malattie cardiovascolari ; certamente molti muoiono prima, il caldo umido contribuisce a tenere bassa la pressione arteriosa, la malaria colpisce più di due terzi della popolazione, ma se questo prodotto fosse così nocivo, farebbe comunque sentire il suo effetto.

In realtà, “est modus in rebus”, come in tutte le diete è l’uso smodato di un qualsiasi cibo che porta a delle disfunzioni nel nostro organismo di onnivori.

Non parliamo delle bibite: analcoliche, gassate od energetiche determinano un consumo smodato, complice il caldo estivo, ben superiore alle aspettative, che porta ad assunzioni di zuccheri che sballano qualsiasi metabolismo. Gli scaffali debbono essere continuamente rimpiazzati ma non siamo per fortuna ancora ai livelli disastrosi degli americani.

Ciò che ha stupito le nostre esperte invece è l’effetto della pubblicità sui consumi. Se parte in televisione lo spot delle “Gocciole”, per esempio, per qualche settimana non si vendono che quelle, se poi arriva sui teleschermi un altro biscotto, occorrerà attrezzarsi per non farsi trovare con gli scaffali vuoti.

Con la carne invece, dicono le superesperte, ancora ce la caviamo, forse perché la provincia riesce ad assorbire la produzione locale, sul latte stendiamo un velo pietoso.

Dal quadro descrittomi ci si può rendere conto che tutta la nostra produzione alimentare trova grosse difficoltà sul mercato italiano, che non esistono misure protezionistiche, che non c’è nemmeno una corretta educazione al consumo, che noi italiani siamo vittime della burocrazia made in UE.

In una situazione come questa diventa arduo pensare al futuro : però siamo italiani, siamo qualcosa di speciale nel mondo e quindi non so quando, ma un giorno ce la faremo, occorrerà aspettare che i “fenomeni” che oggi ci governano si facciano da parte.