I titoli dell’editoriale del direttore del “Corriere della Sera” e della nota di Antonio Polito sono troppo ghiotti (e interessanti) per non essere vagliati con equilibrio e misura.

Fontana con il suo “Inerzia dei partiti. La politica che gira a vuoto” affronta un tema, che parte dalle ore finali del 4 dicembre, esamina il presente e si proietta sul futuro. La politica “gira a vuoto”, perché è “poco credibile” , affidata a persone di corta visione, cariche esclusivamente di “amor sui” dominante e condizionante.

Renzi, ad esempio, dopo aver puntato, deciso e prepotente, per mesi sul suo dilagante successo referendario, arrivando a minacciare il suo ritiro in caso di sconfitta, all’indomani del fatidico giorno non ha trovato di meglio che chiedere le elezioni anticipate ed ora è impegnato, a parte le sedi giudiziarie, a cospargere di ostacoli l’azione governativa con critiche subdole ed attacchi larvati e a censurare i ministri tecnici, personalmente tutt’altro simpatici, tanto da essere tacciato di superficialità ed insipienza da un osservatore non ostile ma equilibrato come Antonio Polito.

Per tornare a Fontana non è possibile divergere sui suoi giudizi sull’immeschinimento del quadro politico, in cui “ conta la battuta ad effetto, il colpo all’avversario, meglio se del tuo stesso schieramento. Odi, rivalità, scissioni, avvertimenti a un governo appena nato che ha dovuto scegliere il basso profilo per ragioni di sopravvivenza. Della nuova legge elettorale, condizione indispensabile per andare alle urne, si sono perse le tracce. Tutto è rinviato alle fine delle primarie del PD. Poi ci sarà il G7 poi le vacanze estive …”.

Un comune cittadino non può però addossare la responsabilità totale dello stallo al solo partito del Nazareno, ma deve accomunare anche la debolezza e l’abulia delle opposizioni infingarde, lontane dall’avanzare proposte in sintonia con le indicazioni espresse dalla Corte costituzionale.

Fontana ribadisce la necessità democratica che il premio di maggioranza sia “ragionevole”, senza scegliere l’attribuzione ad un partito o ad un cartello, alternativa migliore della prima, destinata a risolversi in un minestrone indigesto.

Il direttore, fin troppo benevolmente, ritiene che “la stagione del renzismo delle origini è finita” e cita tra le “tante promesse di partenza” “svanite” amichevolmente solo “la riduzione dell’Irpef”, senza rendersi conto che a dissolvere, a cancellare “la stagione” del magico biennio non sono stati i partiti “avversari” ma i cittadini.

Fontana accredita infondatamente l’ex premier, in realtà i suoi “cerchi magici” ispiratori e suggeritori, della capacità di costruire “strategie alternative”. Non conosce sicuramente i dati diffusi dall’Istat sul mondo del lavoro, in cui per le “persone occupate” l’Italia in Europa risulta al penultimo posto. Sempre su base continentale l’Italia posta da Napolitano nelle mani di Renzi e dei suoi sodali ha avuto, peggiore, nel rapporto debito /Pil solo la Grecia.

La chiusura dell’editoriale è riservata, in maniera troppo sintetica, ai Cinque Stelle, trattati come briconcelli, innocui e sbarazzini, che lievitano, nonostante i disastri amministrativi e la protervia di Grillo, riverito ed ossequiato, forse sarebbe meglio dire temuto dalla grande stampa. Per Fontana il movimento “prospera sulla contestazione [comoda e facile] dei partiti tradizionali, l’avversione nei loro confronti pesa più d’ogni cosa”. I “partiti tradizionali” (ma esistono ancora ?) non sono in realtà altro che congreghe verticistiche, nelle mani di leaders più o meno consapevoli del loro ruolo, ma accomunati da un difetto inguaribile e sterile, il narcisismo o l’egocentrismo che dir si voglia.

VINCENZO PACIFICI