Chi si aspetta che dalla deposizione di Totò Riina arriveranno rivelazioni clamorose sulla presunta trattativa tra Stato e mafia resterà deluso. Il boss è intenzionato a proclamare la sua innocenza rispetto ad un evento che sostiene non essere mai accaduto. Ad anticiparlo è il legale del “capo dei capi”, l’avvocato Giovanni Anania, durante una intervista all’agenzia di stampa Adnkronos. “Non capisco tutto questo stupore e questo clamore per la decisione del mio cliente Totò Riina di rispondere alle domande dei magistrati del processo sulla trattativa. Lui è innocente, quindi risponderà ai Pm per dimostrare che sul suo conto i Ciancimino hanno solo costruito delle balle colossali” – afferma il legale.

Totò Riina, lo ricordiamo, è imputato, con l’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato, insieme con altri boss mafiosi e con l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino, e accusato di falsa testimonianza con  l’ex capo del Sisde, Mario Mori. La decisione di sottoporsi all’interrogatorio dei Pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia, è arrivata a sorpresa venerdì scorso al termine dell’udienza al bunker del carcere Ucciardone. Alla Domanda del Presidente della Corte d’assise Alfredo Montalto di fare sapere chi degli imputati era disposto a farsi interrogare, Riina, dopo una breve conversazione con il suo avvocato storico, Giovanni Anania, ha risposto: “Sì, accetto di rispondere alle domande dei pubblici ministeri. Perché no?”.

Due frasi semplici che, però, hanno spiazzato tutti. Pm compresi. Riina è accusato di avere partecipato alla presunta trattativa tra apparati dello Stato e cosa nostra, negli anni Novanta, per fare terminare la strategia stragista, in cambio di alcuni benefici per i boss mafiosi. Un vero e proprio patto criminale, sono convinti i Pm, siglato dopo l’uccisione dell’eurodeputato Salvo Lima.

Il patto sarebbe consistito in un “papello”, cioè un foglio di carta contenente tutte le richieste di cosa nostra, dall’abolizione dell’ergastolo ad altri benefici per i boss. Il maggiore accusatore di Riina è il coimputato Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo, Vito Ciamcimino, condannato per mafia. E’ stato proprio lui, accusato nel processo di concorso esterno in associazione mafiosa, a raccontare di avere ricevuto il ‘papello’ da Riina tramite un altro imputato, Antonino Cinà. “Tutte balle – dice oggi il suo legale, Giovanni Anania – Riina dimostrerà durante l’interrogatorio che i Ciancimino, padre e figlio, hanno raccontato solo bugie per ottenere i loro benefici e salvare i soldi all’estero”.

“Riina risponderà ai Pm – dice ancora Anania – perché non ha assolutamente nulla da nascondere. Non ci trovo nulla di strano. Non capisco davvero questo clamore mediatico. Riina ha fiducia nella Corte d’assise. Vedremo cosa gli chiederanno i magistrati. Tanto potranno fargli domande solo inerenti alla trattativa”.

Anania smentisce, quindi, che Vito Ciancimino abbia “mai potuto conoscere” Totò Riina. “E’ tutta una montatura – spiega ancora l’avvocato  – ordita dai Ciancimino, che hanno fatto carte false. E non sono io a dirlo ma le due condanne che ha ricevuto di recente Massimo Ciancimino”. La Procura di Palermo è convinta che il patto criminale tra la mafia e lo Stato sia stato siglato nel ’92 grazie alla intermediazione del generale Mario Mori, che all’epoca era a capo del Ros, con l’allora capitano Giuseppe De Donno. Sarebbero stati loro a incontrare Vito Ciancimino a Roma per tentare di fare cessare la strategia stragista. “Riina continua a dirmi che è innocente e io gli credo – spiega il suo legale – ecco perché ha accettato subito la richiesta dei Pm”.

Un altro imputato boss, Antonino Cina’, non ha acconsentito. Gli altri imputati daranno una risposta entro la prossima udienza che si terrà il prossimo 9 febbraio. Nicola Mancino ha fatto sapere di rendere dichiarazioni spontanee nell’udienza  del 10 febbraio.

Saranno numerose le domande che i Pm del processo porranno al boss Riina, che ha grossi problemi di salute. A partire dal ‘papello’, che – come anticipato il suo legale – il capomafia negherà, ai rapporti con rappresentanti delle istituzioni, con l’ex sindaco Ciancimino. I magistrati gli chiederanno anche delle minacce di Morte che Riina lanciò all’indirizzo del Pm Nino Di Matteo, da allora il magistrato più scortato d’Italia, durante l’ora d’aria in carcere con il codetenuto, Alberto Lo Russo. In una conversazione con Lo Russo dice che farà fare a Di Matteo “la fine del tonno”. In un’altra conversazione, Riferendosi a Di Matteo durante le udienze, dice: “Vedi, vedi si mette là davanti, mi guarda con gli occhi puntati ma a me non mi intimorisce…”. Poi sul progetto di attentato: “Questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta e allora, se fosse possibile, ad ucciderlo… Una esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo con i militari”. A febbraio sarà lo stesso Riina a rispondere ai magistrati sul contenuto di queste intercettazion