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Il titolo è affascinante, coinvolgente e soprattutto necessario in questa Europa confusa, mercantilistica e quindi arida e lontana da interessi, aperture e sensibilità culturali, che non siano quelli meramente laicisti. Quel continente, che nel XIV e XV secolo abbiamo appreso essere nella rivisitazione di Gioacchino Volpe “più grande, più varia ed insieme più una, con i suoi diversi elementi etnici meglio individuati nei diversi quadri politici e, nel tempo stesso, più collegati gli uni con gli altri”.

Il volume, invece, nella edizione sempre sobria quanto autenticamente elegante della D’Ettoris editori, è costruito, essendo il testo “inesistente”, in maniera assai felice da Giovanni Cantoni “sulla base di instrumenta predisposti a supporto di conferenze e di articoli per riviste” del pensatore svizzero (1880 – 1970), che conta, tra i più conosciuti dei suoi titoli, La formation de l’Europe, opera in 7 volumi (1944 – 1957).

Cruciale e determinante la pagina in cui l’autore parla del destino dell’Europa, costruito su 5 dati: “lo sviluppo della storia europea, la posizione dell’Europa nel mondo, il posto dell’Europa nella storia mondiale, la marcia della civiltà, la minaccia di barbarie”.

A quali ed a quante riflessioni amare spinge – ed è una delle ragioni di gratitudine per lo studioso cattolico – il giudizio sulle luci e sulle ombre dell’ epoca moderna e potremo anche ben dire di quella contemporanea e finanche odierna: “Nessun altra epoca della storia ha sviluppato così rapidamente una civiltà, intellettuale e materiale, così brillante. Nessuna ha posseduto, illustrato un’idea così elevata e generosa dell’uomo, ha così lavorato per l’uomo. Ma nessuna ha disgregato l’uomo così velocemente e così radicalmente. Nessuna ha tanto istruito, arricchito e armato l’uomo, ma nessuna gli ha tolto nella stessa misura, e così velocemente, ogni certezza. Nessuna è stata più sociale, ma nessuna ha isolato altrettanto l’uomo. Nessuna l’ha altrettanto liberato, ma nessuna l’ha anche nello stesso tempo asservito tanto.

L’epoca moderna ha ucciso l’uomo con il progresso e con la libertà, dopo averlo condannato alla miseria con la prosperità materiale e con la povertà morale”.

E alle fatiche, alle incertezze, ai travisamenti e alle forzature dell’Europa non si può non tornare, raccogliendo le conclusioni di De Reynold, conclusioni affatto lontane dalle posizioni degli scettici, dei perplessi sull’entità continentale viva, valida e ricca di futuro solo nel quadro disegnato da Volpe. Per lo scrittore svizzero infatti “l’errore, l’ingenuità” sono consistiti nell’”immaginarsi che la bandiera europea e l’unione possederebbero una magia sufficiente per creare immediatamente uno spirito nuovo, cancellare le frontiere, annegare le differenze e le opposizioni nazionali in un vasto sincretismo europeo. Il loro sbaglio è di avere cercato di mascherare la realtà anziché prenderla così com’è. La realtà è che l’Europa è un’idea ancora troppo debole perché sovrasti realtà forti come gli Stati”.

 

GONZAGUE DE REYNOLD, La Casa Europa. Costruzione, unità, dramma e necessità, Crotone, D’Ettoris editori, 2015, pp. 287. Euro 22,90.